Il “Progetto Ucraina”, un’iniziativa pionieristica nata a Napoli, si appresta a rivoluzionare l’accesso a protesi mediche avanzate per i numerosi amputati causati dal conflitto in corso.
L’accordo, siglato tra l’associazione “Dateci le Ali”, fondata e guidata da Tetyana Onyskiv-Genovese, e il team di specialisti dell’Ortopedia Meridionale, guidato dal dottor Salvio Zungri, incarna un approccio multidisciplinare che coniuga innovazione tecnologica, impegno umanitario e una profonda sensibilità verso le esigenze di una popolazione colpita da una tragedia senza precedenti.
L’essenza del progetto risiede in una catena operativa ottimizzata e digitalmente integrata.
Invece del tradizionale modello di produzione centralizzato e dispendioso, il “Progetto Ucraina” sfrutta la telemedicina e la stampa 3D per creare protesi altamente personalizzate, adattate alle specifiche necessità di ogni individuo.
Il processo inizia con l’acquisizione di dati tridimensionali del moncone direttamente in Ucraina, attraverso l’impiego di scanner a luce strutturata di ultima generazione.
Questi dati vengono poi trasmessi in forma digitale alla sede napoletana dell’Ortopedia Meridionale, dove un team di ingegneri biomeccanici elabora il modello, ottimizzandolo per garantire funzionalità e comfort ottimali.
Il file digitale risultante viene successivamente trasferito a un laboratorio di stampa 3D situato in Ucraina, dove le protesi vengono realizzate in materiali biocompatibili e assemblate.
Il montaggio finale e la consegna al paziente avvengono in loco, eliminando la necessità di costosi e complessi trasferimenti, nonché di ulteriori adattamenti post-operatori.
L’impatto potenziale di questa iniziativa è significativo, considerando l’ampia platea di persone che necessitano di assistenza.
Le stime indicano che in Ucraina, tra soldati feriti in combattimento e civili vittime di mine, colpi d’artiglieria e droni, il numero di amputati supera le 100.000 unità.
La situazione è particolarmente critica nelle regioni più colpite dal conflitto, dove i sistemi sanitari locali, già sotto pressione, faticano a rispondere all’enorme fabbisogno di protesi e riabilitazione.
Strutture ospedaliere come quelle di Zaporizhzhia, ad esempio, si trovano a gestire quotidianamente un afflusso di 40-80 feriti, molti dei quali richiedono interventi amputativi complessi.
Il “Progetto Ucraina” non si limita a fornire soluzioni protesiche avanzate; rappresenta un ponte tra due culture, un esempio concreto di come la tecnologia, se guidata da valori etici e umanitari, possa contribuire a ricostruire non solo corpi, ma anche comunità e speranze.
Il dottor Zungri, esprimendo il significato profondo di questa iniziativa, sottolinea come il suo impegno derivi da un profondo senso di responsabilità e da una ferma convinzione nel potere trasformativo della tecnologia.
“Questa non è solo un’innovazione tecnica, ma un atto d’amore.
Voglio mettere la mia esperienza e le risorse a disposizione di chi ha perso tanto, perché ogni protesi è un passo verso la rinascita, un abbraccio che supera le distanze”.
La sua visione si proietta verso un futuro in cui la tecnologia, alimentata dalla compassione, possa generare un impatto positivo e duraturo sulla vita delle persone, offrendo loro la possibilità di ritrovare dignità, mobilità e, soprattutto, la speranza in un domani migliore.







