La Regione Liguria ha formalmente riaffermato la propria opposizione al trasferimento del rigassificatore di Piombino a Vado Ligure, in un atto che trascende la mera contrarietà politica per radicarsi in un’analisi tecnica e territoriale approfondita.
La comunicazione, diretta al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, siglata dal Presidente della Regione, Marco Bucci, si inserisce nel complesso processo di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e riflette una posizione unitaria, condivisa a livello istituzionale e sociale.
Il Presidente Bucci ha esplicitamente voluto dissipare ogni ambiguità, sottolineando come la resistenza al progetto non sia dettata da pregiudizi ideologici, bensì da una valutazione rigorosa delle implicazioni tecniche ed economiche.
Il posizionamento di un impianto rigassificatore a largo di Vado Ligure comporterebbe, infatti, una profonda discordanza con l’architettura della dorsale tirrenica del gas, configurando un collo di bottiglia infrastrutturale.
L’infrastruttura necessaria per connettere l’impianto alla rete nazionale richiederebbe un investimento di proporzioni considerevoli, stimato in 450 milioni di euro, risorse che, a giudizio della Regione, sarebbero impiegate in modo inefficiente e sprecone, gravando in maniera significativa sulle finanze pubbliche.
La Regione Liguria pone al centro delle proprie decisioni la necessità di sviluppare infrastrutture che siano non solo essenziali per la sicurezza energetica nazionale, ma anche funzionali, sostenibili e profondamente integrate con le specificità del territorio.
La visione regionale si fonda su un approccio olistico che considera l’impatto ambientale, sociale ed economico di ogni intervento, privilegiando soluzioni innovative e resilienti.
Il ricollocamento del rigassificatore a Vado Ligure, al contrario, rischierebbe di compromettere la fragilità ambientale della costa, accentuando i rischi sismici e i potenziali impatti negativi sulla biodiversità marina.
Il Consiglio Regionale, in precedenza, aveva espresso con forza la propria contrarietà attraverso una mozione approvata all’unanimità, impegnando l’esecutivo a tutelare il territorio e a perseguire soluzioni alternative.
Questa posizione, ora ribadita dalla lettera al Ministero, testimonia un forte consenso politico e sociale alla difesa degli interessi liguri.
La Regione Liguria non si oppone a priori al contributo della Liguria nel sistema energetico nazionale, ma insiste sulla necessità di valutare alternative che minimizzino l’impatto ambientale e massimizzino l’efficienza economica.
Il futuro energetico del Paese, secondo la Regione, deve essere costruito sulla base di scelte responsabili e condivise, che tengano conto delle peculiarità e delle esigenze di ogni territorio.
La questione non è dunque un semplice “no”, ma un invito a ripensare la strategia energetica nazionale in chiave sostenibile e territorialmente equa.

