Il 2 gennaio a Rivarolo Canavese non è semplicemente una data nel calendario; rappresenta un punto di convergenza emotiva, un momento di raccoglimento solenne in cui l’intera comunità si stringe al corpo dei Vigili del Fuoco per commemorare la tragica perdita del 2 gennaio 1958, un evento che ha segnato profondamente la storia locale.
La memoria della tragedia del passaggio a livello di via Favria, un lutto che riverbera ancora oggi, si concretizza in un rituale annuale intriso di dolore e di profonda gratitudine.
Quella sera, in una Rivarolo Canavese avvolta nel gelo invernale, un’autopompa OM Leoncino, appena immessa in servizio, si apprestava ad intervenire a Rocca Canavese per un incendio domestico.
L’urgenza del dovere, l’imperativo di soccorrere, spinse il mezzo a sfrecciare lungo la strada, ignorando ciò che si sarebbe rivelato un errore fatale.
L’inganno del silenzio: le sbarre del passaggio a livello, inattese, apparivano sollevate, un falso invito alla sicurezza che si tramutò in tragedia.
In quel preciso istante, la littorina della Ferrovia Canavesana, diretta verso Torino, si materializzò sulla carreggiata, investendo violentemente l’autopompa.
Lo scontro fu devastante, una scena di dolore e distruzione che frantumò la tranquillità della cittadina.
La perdita fu incommensurabile.
Quattro uomini, pilastri della comunità, strappati alla vita in un istante: Giacomo Gindro, stimato vicesindaco e leader del distaccamento, un punto di riferimento per l’intera cittadinanza; Domenico Porello, l’autista, il volto dell’impegno quotidiano; Antonio Merlo e Renato (René) Sacchi, volontari dediti al servizio del prossimo, esempi di altruismo e coraggio.
Oltre ai caduti, quattro vigili del fuoco riportarono ferite, cicatrici indelebili che si aggiungono al dolore delle famiglie e dei colleghi, testimoni di un sacrificio supremo.
Le indagini successive, seppur puntarono a un errore umano da parte del casellante, non attenuarono l’amarezza e il senso di ingiustizia.
Ciò che resiste, però, è l’eco del loro valore, la forza del loro esempio.
Rivarolo Canavese, ogni anno, rende omaggio a questi eroi:Il cippo commemorativo, luogo fisico del dolore e della memoria, accoglie la deposizione di una corona d’alloro, un gesto simbolico di rispetto e di eterna gratitudine.
Il suono profondo e lacerante della storica sirena del castello di manovra, un richiamo ancestrale che trasfigura il silenzio, unisce idealmente il passato e il presente, i caduti e i vigili del fuoco di oggi, rievocando un’eredità di coraggio e dedizione.
“Onorare la vita offerta per la sicurezza altrui è un imperativo morale che definisce l’identità della comunità canavesana”, un monito a non dimenticare, a perpetuare un valore che trascende il tempo e la tragedia, a coltivare una coscienza civica che si nutre di sacrificio e di altruismo.
La memoria di quei quattro uomini non svanirà, ma continuerà a illuminare il cammino di Rivarolo Canavese, guidando le future generazioni verso un futuro di sicurezza e di impegno sociale.










