La crescente fragilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è un tema centrale nel dibattito pubblico italiano, alimentato da un sentimento diffuso di insoddisfazione e da dati allarmanti che emergono regolarmente.
Le indagini di popolazione confermano una percezione comune: pronto soccorso saturi, tempi di attesa prolungati per visite specialistiche ed esami diagnostici, e difficoltà crescenti nell’accesso a medici di medicina generale.
Queste criticità non sono fenomeni isolati, ma sintomatici di un sistema che, secondo l’analisi del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha subito un progressivo e significativo depotenziamento nel corso degli ultimi decenni, con una responsabilità condivisa tra le diverse forze politiche.
L’evento “Il grande malato.
Per una riforma della sanità in Italia,” promosso da CGIL Molise e ALI e svoltosi a Termoli, ha fornito una piattaforma per discutere le sfide attuali e immaginare possibili percorsi di cambiamento.
La partecipazione di figure istituzionali di rilievo, tra cui l’assessore regionale Michele Iorio, la consigliera Micaela Fanelli e i sindaci di Chieti, Isernia e Campobasso, testimonia l’importanza attribuita al tema.
Cartabellotta ha evidenziato come la sottostima cronica delle risorse finanziarie destinate al SSN, unita all’assenza di riforme strutturali negli ultimi venticinque anni, abbia portato a un crollo della qualità dei servizi.
L’emergenza pandemica da Covid-19 ha esacerbato ulteriormente la situazione, innescando una preoccupante ondata di fuga dei professionisti sanitari dal settore pubblico, un fenomeno che mette a rischio la tenuta stessa del sistema.
Un elemento cruciale individuato da Cartabellotta è la difficoltà intrinseca delle regioni più piccole nell’assicurare un’offerta sanitaria completa e diversificata.
La frammentazione territoriale impedisce di raggiungere economie di scala e di garantire la disponibilità di tutte le specialità mediche necessarie.
Per superare questo ostacolo, si rende imperativo un ripensamento radicale dell’organizzazione dei servizi, promuovendo la creazione di reti sanitarie integrate a livello interregionale, in particolare per quanto riguarda prestazioni altamente specialistiche e complesse.
Questa prospettiva implica un superamento delle logiche regionali tradizionali, privilegiando la collaborazione e la condivisione di risorse per ottimizzare l’efficienza e la sostenibilità del sistema nel suo complesso.
È necessario, inoltre, investire significativamente nella medicina territoriale, rafforzando il ruolo dei medici di famiglia e dei servizi ambulatoriali, al fine di ridurre la pressione sugli ospedali e di garantire una presa in carico globale del paziente, orientata alla prevenzione e alla gestione delle patologie croniche.
Un approccio integrato, che coinvolga attivamente i cittadini e le comunità locali, è essenziale per costruire un SSN più equo, efficiente e resiliente, capace di rispondere alle sfide del futuro.

