La sanità sarda si trova in una fase di profonda transizione, segnata da una sentenza della Corte Costituzionale che ha ridimensionato significativamente la normativa di riorganizzazione vigente.
La decisione, comunicata il 24 dicembre, ha dichiarato incostituzionali gli articoli che prevedevano il commissariamento delle aziende sanitarie, innescando una sequenza di eventi che hanno portato alla rapida decadenza dei commissari straordinari nominati a cavallo tra aprile e dicembre.
L’assessorato alla sanità, presieduto ad interim dalla Presidente della Regione Alessandra Todde, si è trovato a gestire l’emergenza con prontezza, emettendo una comunicazione ufficiale, firmata dal Direttore Generale Luciano Oppo, che ha formalmente sancito la cessazione degli incarichi dei commissari.
La comunicazione, indirizzata a tutte le realtà del sistema sanitario regionale – ASL, aziende ospedaliere universitarie di Sassari e Cagliari, ARNAS Brotzu e AREUS – ha simultaneamente attivato il meccanismo di supplenza previsto dalla legge.
Questo passaggio cruciale implica che, temporaneamente, le funzioni di Direttore Generale saranno esercitate dai direttori amministrativi e sanitari, precedentemente designati dai commissari oggi decaduti.
Quest’ultimo punto, sebbene previsto dalla sentenza stessa (che infatti disaccoppia la nomina dei direttori dalla figura del manager o commissario), è oggetto di aspre critiche da parte dell’opposizione, che contesta la legittimità di tale soluzione transitoria.
La Presidente Todde ha giustificato la scelta come misura cautelativa, volta a preservare la continuità operativa e la fornitura di servizi essenziali, in attesa di una soluzione più strutturata.
Si prevede che una seduta di Giunta, convocata ad hoc, possa formalizzare le nomine dei Direttori Generali effettivi già a fine dicembre.
Parallelamente, i Direttori Generali precedentemente rimossi a seguito dell’approvazione della legge 8, ora invalidata, stanno preparando ricorsi legali per il riconoscimento delle mensilità arretrate, acuendo ulteriormente la complessità della situazione.
L’opposizione, in particolare, denuncia un quadro di incertezza istituzionale e potenziale paralisi amministrativa.
Il deputato Ugo Cappellacci, presidente della Commissione Affari Sociali e Salute della Camera, mette in guardia sui rischi derivanti dalla mancanza di una guida pienamente legittimata, sottolineando il potenziale impatto negativo sui cittadini e sui professionisti sanitari.
Corrado Meloni, consigliere regionale di FDI, parla di un’azione percepita come un attacco alla magistratura e una manifestazione di arroganza.
Il sindacato di base USB solleva un problema più ampio, denunciando il modello di gestione politica della sanità, sostenendo che la politicizzazione delle nomine ai vertici dell’organizzazione conduce inevitabilmente a un sistema distorto, alimentato da logiche di spartizione, propaganda e vendette personali, a detrimento dell’interesse pubblico.
La necessità di un intervento che depoliticizzi la governance sanitaria e garantisca una gestione basata su competenze e trasparenza si fa sempre più urgente.







