Durante un ordinario controllo di routine, una pattuglia del Nucleo Radiomobile dei Carabinieri di Asti si è imbattuta in un’attività illecita di proporzioni significative, sfociata in un sequestro di rame di circa quattro tonnellate.
La squadra, percorrendo la strada Borbore, in una zona periferica occidentale della città, è stata allertata da un intenso odore acre di bruciato, proveniente da un cortile di un edificio privato.
L’intensità dell’odore ha insospettito i militari, che hanno deciso di effettuare un’ispezione.
Ciò che hanno scoperto era ben più grave di una semplice combustione accidentale.
Un contenitore metallico in fase di lavorazione era chiaramente visibile, segno di un’attività di trasformazione e di furto in atto.
L’intervento della pattuglia ha immediatamente innescato una reazione di fuga.
Due individui, sorpresi sul fatto, hanno tentato di dileguarsi nella fitta vegetazione circostante, scomparendo rapidamente tra gli alberi.
La rapidità della loro fuga e la scena scoperta hanno indubbiamente rafforzato i sospetti di attività criminale organizzata.
L’ispezione successiva ha rivelato una vera e propria “bacinella” di attività illecita.
Due furgoni Iveco Daily, posizionati in maniera strategica per nascondere la merce, contenevano ingenti quantità di cavi elettrici e bobine di rame di diverse dimensioni, abilmente celate sotto una tettoia.
Una parte del materiale era stata già spogliata della sua guaina isolante, mentre un’altra quantità era pronta per essere ulteriormente processata e ridotta in forma di lingotti o granuli, destinati alla successiva rivendita illegale.
La presenza di una macchina professionale per la rimozione delle guaine isolanti, un elemento inequivocabile di un’operazione ben organizzata, ha ulteriormente confermato la gravità della situazione.
Ulteriori accertamenti all’interno di uno dei furgoni hanno permesso di rinvenire sacche piene di fili di rame, identici a quelli scoperti all’esterno, suggerendo un ciclo di approvvigionamento e stoccaggio meticolosamente pianificato.
L’assenza di qualsiasi documentazione comprovante la legittima provenienza del rame, unitamente alla mancanza di elementi identificativi sul materiale sequestrato, ha reso evidente la natura illecita dell’operazione.
Nessuno dei soggetti collegati al sito si è dimostrato in grado di fornire una spiegazione plausibile dell’origine del metallo.
Sulla base delle evidenze raccolte, i Carabinieri hanno proceduto al sequestro dell’intero quantitativo di rame, pari a circa 4.060 chilogrammi, e di uno dei furgoni impiegati per il trasporto, elementi cruciali per ricostruire la filiera criminale.
Le indagini sono attualmente in corso, con l’obiettivo di identificare i responsabili dell’attività illecita, tracciarne le rotte di approvvigionamento e accertare la possibile implicazione di ulteriori soggetti coinvolti.
L’evento solleva interrogativi importanti riguardo alla sicurezza del patrimonio infrastrutturale locale e alla necessità di rafforzare i controlli e la collaborazione tra le forze dell’ordine e le aziende fornitrici di energia.


