La recente valutazione della Fondazione Gimbe, focalizzata sul disegno di legge volto a delineare i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) nel sistema sanitario nazionale, proietta la Sicilia in una posizione di allarme, segnando un deficit strutturale rispetto agli standard minimi garantiti ai cittadini.
I dati, aggiornati al 2023, collocano la regione siciliana al penultimo posto in graduatoria, con un punteggio di 173, significativamente inferiore alla media nazionale, attestata a 226, e solo marginalmente superiore alla Valle d’Aosta.
Questa fotografia impietosa non è frutto di un’analisi superficiale, bensì emerge da un Nuovo Sistema di Garanzia (NSG) che disaggrega la valutazione in tre aree cruciali: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera.
L’approccio del NSG, a differenza di precedenti sistemi di monitoraggio, pone l’accento sulla capacità effettiva delle regioni di erogare i LEA, penalizzando le carenze strutturali e le disomogeneità territoriali.
L’area della prevenzione, intesa come investimento a lungo termine per la salute della popolazione, rivela un divario drammatico.
La Sicilia si attesta a soli 49 punti, ben al di sotto dei punteggi di leadership, detenuti congiuntamente dalla Provincia Autonoma di Trento e dal Veneto, che ne conseguono 49 in più.
Questo dato suggerisce una carenza di programmi di screening, vaccinazioni, promozione di stili di vita sani e attività di educazione sanitaria rivolte a specifiche fasce di popolazione.
La prevenzione, infatti, non è semplicemente un costo, ma un investimento che riduce la necessità di trattamenti più onerosi e complessi in futuro.
Parallelamente, l’assistenza distrettuale, pilastro fondamentale di un sistema sanitario orientato alla prossimità e alla continuità delle cure, mostra un deficit di 44 punti rispetto alla media nazionale e di 52 rispetto al Veneto.
Questo si traduce in una minore disponibilità di medici di famiglia, pediatri di libera scelta, infermieri di comunità e servizi specialistici ambulatoriali, con conseguente difficoltà di accesso alle cure per i cittadini, soprattutto nelle aree più periferiche.
La mancanza di un’adeguata assistenza distrettuale sovraccarica gli ospedali, rendendo più difficile la gestione delle emergenze e aumentando i tempi di attesa.
Infine, l’area dell’assistenza ospedaliera, pur raggiungendo un punteggio di 80, si posiziona a 17 punti di distanza dalla Provincia Autonoma di Trento.
Questo indica una potenziale carenza di risorse umane, attrezzature tecnologiche avanzate e protocolli clinici aggiornati, che potrebbero compromettere la qualità dei trattamenti offerti e la sicurezza dei pazienti.
Un sistema ospedaliero efficiente e performante è essenziale per garantire la risposta alle patologie acute e croniche, ma deve essere integrato con una rete di servizi territoriali che ne supportino la funzione.
La situazione siciliana, come emersa dall’analisi della Fondazione Gimbe, non è solo un dato statistico, ma un campanello d’allarme che richiede un’azione urgente e mirata.
La definizione e l’implementazione dei LEA, con risorse adeguate e meccanismi di controllo efficaci, rappresentano un imperativo per garantire pari opportunità di accesso alle cure a tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo di residenza.
La sfida è quella di superare le inefficienze, promuovere l’integrazione tra i diversi livelli di assistenza e investire nella formazione del personale sanitario, per costruire un sistema sanitario più equo, efficiente e resiliente.








