L’isola di Sicilia si trova a fronteggiare una crescente ondata di violenza che, sviluppatasi a partire dal 2025 e protrattasi nei primi mesi del 2026, sta erodendo il tessuto sociale e mettendo a dura prova il senso di sicurezza dei cittadini.
Non si tratta di semplici picchi di criminalità, ma di un’escalation preoccupante che include attentati dinamitardari, furti con esplosivo a bancomat, omicidi efferati, sparatorie in luoghi pubblici e un inquietante ritorno di atti intimidatori che, per modalità e impudenza, richiamano un passato che la regione auspicava di aver definitivamente superato.
Le aree più colpite, e dove il senso di insicurezza è più palpabile, sono le province di Palermo, Catania e Siracusa, ma la preoccupazione si estende a tutto il territorio insulare.
Il fenomeno, più che una semplice escalation criminale, si configura come una sfida complessa che intreccia dinamiche socio-economiche, problematiche di governance e, non ultimo, una percezione di impunità che alimenta la spirale della violenza.
L’uso di esplosivi, in particolare, non è solo un metodo per raggiungere obiettivi economici (come nel caso dei furti ai bancomat), ma anche un messaggio, una forma di comunicazione violenta che mira a terrorizzare la popolazione e a delegittimare le istituzioni.
Di fronte a questo scenario allarmante, il senatore Antonio Nicita, vice presidente del gruppo Pd, ha sollevato in Parlamento una interrogazione indirizzata al Ministro dell’Interno, Piantedosi.
La richiesta è chiara: urgente necessità di interventi mirati e significativi per rafforzare la presenza e l’efficacia delle forze dell’ordine sull’isola.
Non si tratta solo di incrementare il numero di agenti, ma anche di investire in formazione specializzata, tecnologie avanzate e una maggiore cooperazione tra le diverse articolazioni delle forze di sicurezza, nazionali e locali.
L’interrogazione nicitana sottolinea, inoltre, la necessità di valutare l’opportunità di istituire un piano straordinario per la sicurezza in Sicilia.
Un piano che non si limiti a misure emergenziali, ma che affronti le cause profonde del fenomeno, promuovendo la legalità, l’inclusione sociale e lo sviluppo economico sostenibile.
È imperativo, infatti, comprendere come fattori quali la disoccupazione giovanile, la criminalità organizzata radicata nel territorio, la corruzione e la mancanza di opportunità possano alimentare un clima di insicurezza e spingere individui a commettere atti violenti.
La risposta del Governo sarà cruciale per rassicurare i cittadini siciliani e dimostrare un impegno concreto nella tutela della sicurezza e nella lotta alla criminalità, restituendo all’isola un futuro di legalità e prosperità.
La sfida è complessa, ma l’immobilismo non è un’opzione.








