Il silenzio, denso di dolore e incertezza, ha avvolto l’Istituto Professionale Einaudi Chiodo della Spezia.
Un silenzio che segue la brusca interruzione di una vita, quella di Abanoubi Youssef, strappata alla sua adolescenza in un atto di violenza che ha profondamente scosso la comunità scolastica.
Il rientro in aula, programmato per questa settimana, si è rivelato un atto gravido di significato, un passo fragile verso la ripresa.
Un numero limitato di studenti ha varcato le soglie dell’istituto, lasciando l’ingresso laterale di via Capellini animato solo da un’eco di gesti e parole che precedettero il momento del rientro.
Il peso del lutto, collettivo e personale, ha imposto all’istituto una risposta articolata e sensibile.
Il Consiglio d’Istituto, con una decisione formale, ha sospeso la registrazione delle assenze per i giorni immediatamente successivi alla tragedia, riconoscendo la legittima necessità di alcuni studenti di elaborare il trauma a proprio modo, al di fuori dell’ambiente scolastico.
Un atto di comprensione che testimonia la volontà di accogliere ogni percorso individuale di rielaborazione.
La dirigente scolastica, Gessica Caniparoli, ha espresso un messaggio di conforto e rassicurazione, sottolineando l’impegno dell’istituto nel fornire un supporto psicologico adeguato a studenti, personale docente e famiglie.
Un percorso di elaborazione del lutto che coinvolgerà l’intera comunità scolastica, con l’obiettivo di ricostruire un senso di sicurezza e fiducia.
La vicinanza alla famiglia di Abanoub, già comunicata, rappresenta un imperativo morale e un segno tangibile di solidarietà.
L’intervento del Ministro Valditara, e il supporto delle istituzioni, offrono una cornice di sicurezza e garanzia, essenziali in un momento così delicato.
La richiesta rivolta agli studenti, quella di offrire conforto e sostegno ai docenti e al personale scolastico, evidenzia la necessità di una rete di solidarietà che abbracci tutti i membri della comunità.
Un appello a superare lo sgomento e a ritrovare un senso di appartenenza condivisa.
All’interno delle aule, i gesti di commiato sono stati silenziosi e intensi: fiori deposti sul banco di Abanoubi, un omaggio rispettoso alla sua memoria.
La scarsità di studenti presenti amplifica il senso di vuoto, ma anche la consapevolezza di un dolore condiviso.
I cartelli affissi sui muri, testimonianza di un cordoglio spontaneo, si arricchiscono di un nuovo messaggio, semplice e profondo: “Non si può morire a scuola”.
Una frase che riflette l’angoscia di un’intera generazione e l’urgente necessità di riflettere su come trasformare gli spazi scolastici in luoghi di sicurezza, inclusione e crescita, dove la vita di ogni studente sia valorizzata e protetta.
La firma di un professore a corredo di quella frase, un gesto che trascende il ruolo formale per esprimere una partecipazione umana profonda, sottolinea la responsabilità condivisa di educatori e studenti nella costruzione di un futuro più giusto e sicuro.
Il ritorno alla normalità sarà un percorso lungo e complesso, ma l’impegno di ricostruire un ambiente scolastico accogliente e protettivo rappresenta la promessa di onorare la memoria di Abanoubi Youssef e di costruire un futuro in cui la scuola possa essere di nuovo un luogo di speranza e di crescita.


