In un’alba di contestazione, voci giovani si sono levate davanti alle scuole, come il Cavour di Roma, lanciando un chiaro messaggio: “Basta ingerenze! Solidarietà al Venezuela e al Presidente Maduro.
” Un’agitazione studentesca vibrante, nata dalla consapevolezza di un momento storico cruciale, si propone di contrastare un escalation pericolosa, alimentata da interessi geopolitici e ambizioni imperiali.
L’attacco subito dal Venezuela il 3 gennaio, non è un evento isolato, ma il sintomo di un sistema globale che premia lo sfruttamento e la dipendenza.
La ricchezza petrolifera del paese, la sua politica di sostegno alle fasce più deboli della popolazione, la sua volontà di autodeterminazione, rappresentano una sfida diretta all’ordine costituito, che preferirebbe un Venezuela sottomesso e facilmente manipolabile.
Questi giovani studenti non si lasciano ingannare dalle narrazioni ufficiali che giustificano interventi militari in nome della democrazia o della libertà.
Intuiscono, con lucidità, che dietro queste etichette si celano interessi economici e strategici, che hanno come unico scopo perpetuare un sistema di dominio e controllo.
La mobilitazione studentesca del 10 gennaio, con cortei in tutta Italia, è un atto di resistenza e di impegno civile.
Non si tratta solo di difendere un paese lontano, ma di proteggere i propri diritti e il proprio futuro.
La prospettiva di un ritorno alla leva militare, promossa dal governo Meloni, è percepita come una minaccia concreta, un tentativo di trasformare i giovani in pedine di un gioco di guerra che non intendono giocare.
La spesa militare, in costante aumento, sottrae risorse preziose all’istruzione, alla sanità e ai servizi sociali.
Scuole fatiscenti, università con strutture obsolete, mancanza di personale qualificato, sono le conseguenze tangibili di una politica che privilegia l’armamentismo a discapito del benessere dei cittadini.
La connessione tra la crisi venezuelana e le difficoltà affrontate dagli studenti italiani è chiara: le guerre e le ingerenze all’estero hanno ripercussioni dirette sulla vita di tutti.
Il nemico del Venezuela è, in ultima analisi, il nemico dell’istruzione, della giustizia sociale e della pace.
L’azione di Washington, l’atteggiamento di governi europei, le scelte politiche di figure come Macron e Netanyahu, convergono in una spirale di violenza e instabilità che trascina il mondo verso un baratro.
Questa mobilitazione non è solo una difesa del Venezuela, ma una presa di posizione a favore di un mondo più giusto, pacifico e solidale, in cui i diritti dei popoli e la tutela dell’ambiente siano prioritari rispetto agli interessi economici di pochi.
Gli studenti si sentono parte di una lotta globale, consapevoli che il futuro del pianeta dipende dalla loro capacità di resistere e di costruire alternative.

