Taranto: Sciopero e Rabbia contro i Licenziamenti e il Futuro Incerto

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La spirale di protesta che avvolge Taranto si intensifica, trascendendo il blocco stradale della statale 100 Taranto-Bari per estendersi alla statale 106 e all’area industriale siderurgica.

L’annuncio della Semat Sud, impresa appaltatrice, di una chiusura imminente e di 220 licenziamenti rappresenta l’ennesimo colpo a una comunità già provata da anni di precarietà e incertezza.
La notizia ha innescato una reazione immediata da parte dei lavoratori, affiancati dai sindacati, che manifestano una rabbia comprensibile e una frustrazione palpabile.

Il sindaco Piero Bitetti ha raggiunto i manifestanti, ma la richiesta dei sindacati di non partecipare all’incontro al MIMIT del 5 dicembre sottolinea una profonda diffidenza verso il governo.
La divisione dei tavoli di confronto tra siti del Nord e del Sud, proposta dal ministro Urso, viene percepita come un’ulteriore forma di marginalizzazione e un tentativo di eludere la richiesta di un confronto unitario a Palazzo Chigi, che incarnerebbe la richiesta di un approccio globale e inclusivo alla crisi.
La situazione a Taranto non è semplicemente una questione economica, ma un dramma sociale che si protrae da tredici anni, intrappolando intere famiglie in un ciclo di interruzioni, ammortizzatori sociali e produzione al minimo.

Come evidenzia Gennaro Oliva, coordinatore territoriale della UIL Taranto, questa non è una crisi passeggera, ma una condizione esistenziale che ha eroso la speranza e minato la stabilità della comunità.
La richiesta di un “piano industriale” non è un mero desiderio di lavoro, ma un appello a una visione strategica che ricostruisca un futuro sostenibile per l’intera città.

Il governo è chiamato a ritirare un piano che appare come un preludio alla dismissione, una prospettiva inaccettabile per una comunità che ha subito decenni di promesse non mantenute e di interventi insufficienti.
La UIL Taranto ribadisce il suo pieno sostegno ai lavoratori, sottolineando la necessità di scelte chiare, trasparenti e immediate.

La fabbrica, simbolo di un’identità lavorativa e di una storia industriale complessa, è ferma, e rimarrà tale finché non saranno fornite risposte concrete su futuro industriale, garanzia di occupazione, sicurezza sul lavoro, tutela della salute e bonifica del territorio.
Lo sciopero a oltranza rappresenta, in questo contesto, non solo una forma di protesta, ma un segnale disperato di una comunità al limite, che esige giustizia e dignità.
Taranto non si accontenta di annunci vuoti e promesse non mantenute; pretende un piano industriale robusto, investimenti significativi nella sicurezza e un percorso di decarbonizzazione serio e credibile, che non si limiti a proclami di facciata.
La UIL Taranto si impegna a rimanere al fianco dei lavoratori in ogni fase di questa battaglia, consapevole che il futuro di Taranto dipende dalla capacità di ottenere risposte concrete e durature.
La città merita risposte, non ulteriori rinvii e un futuro di incertezza.

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