La stagione teatrale 2025-2026 si configura come un momento di profonda riflessione e rilettura, un’occasione per esplorare il panorama letterario femminile attraverso il prisma dinamico e interpretativo della scena.
La tendenza prevalente, emergente con forza nella seconda parte della stagione, non si limita a trasporre opere da romanzo a teatro, ma propone un vero e proprio percorso di valorizzazione autoriale, un invito a riscoprire voci spesso marginalizzate o misconosciute nel canone letterario.
Il teatro si fa quindi custode e amplificatore di narrazioni che indagano la complessità dell’esperienza umana dal punto di vista femminile, offrendo nuove prospettive su temi cruciali come l’identità, la memoria, l’esilio e la resilienza.
L’adattamento de *La storia* di Elsa Morante, affidato alla sensibilità registica di Fausto Cabra (previsto a Milano ad aprile), rappresenta un punto di forza.
Un’opera monumentale, capace di incarnare le ferite generazionali e le contraddizioni di un’epoca, viene riproposta in una forma che ne accentua la potenza emotiva e la rilevanza contemporanea.
Cabra, noto per la sua capacità di tradurre la profondità letteraria in linguaggio scenico accessibile e coinvolgente, promette una regia che onori la maestria narrativa di Morante, pur liberandola da eventuali vincoli interpretativi preconcetti.
Ma la programmazione non si arresta ai titoli di massa.
Un esempio emblematico è la rappresentazione di *Un dettaglio minore*, opera della scrittrice palestinese Adania Shibli, curata da Massimo Luconi (Roma, marzo).
Quest’adattamento assume un significato particolarmente delicato e urgente, considerando il contesto storico e politico che fa da sfondo al romanzo: l’estate del 1949, un anno simbolo per il popolo palestinese, segnato dalla Nakba, la catastrofe che ha comportato l’esproprio e lo sfollamento di centinaia di migliaia di persone.
La Nakba, interpretata da Israele come Guerra d’indipendenza, rappresenta una frattura profonda nella storia e nell’identità palestinese, un trauma intergenerazionale che continua a influenzare la realtà contemporanea.
Luconi, attraverso la sua regia, si propone di portare in scena non solo la narrazione di Shibli, ma anche di aprire un varco verso una comprensione più profonda delle dinamiche storiche e umane che hanno plasmato il conflitto israelo-palestinese.
Questo focus sulle autrici non è un mero esercizio di correttezza politica, ma una scelta artistica volta a diversificare l’offerta culturale e a stimolare una riflessione più ampia sul ruolo della donna nella società e nella letteratura.
Si tratta di una stagione che si preannuncia ricca di sorprese e di spunti di riflessione, un percorso di scoperta e di approfondimento che invita il pubblico a confrontarsi con narrazioni complesse e commoventi, capaci di illuminare angoli nascosti della nostra umanità.
La riproposizione di questi testi, attraverso la traduzione teatrale, non è solo un omaggio alle scrittrici, ma anche un atto di responsabilità culturale, volto a promuovere il dialogo e la comprensione in un mondo sempre più frammentato e diviso.





