Alle prime luci dell’alba, alle ore 3:23, una vibrazione tellurica ha scosso il territorio campano, precisamente all’interno dell’area vulcanica dei Campi Flegrei, con una magnitudo di 3.1.
L’evento sismico, percepito da numerosi residenti, testimonia la dinamica geologica complessa che caratterizza questa porzione di Italia, costantemente soggetta a fenomeni di bradisismo e attività vulcanica latente.
I dati preliminari forniti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) delineano un quadro tecnico preciso: l’ipocentro, ovvero il punto di origine della scossa, si è localizzato a una profondità estremamente ridotta, appena due chilometri sotto la superficie terrestre.
Questa prossimità al suolo spiega la sensazione di forte scuotimento avvertita dalla popolazione.
L’epicentro, il punto proiettato in superficie dalla scossa, è stato individuato a soli cinque chilometri da Pozzuoli, una delle città più densamente popolate dell’area flegrea, rendendo l’evento particolarmente significativo.
Fortunatamente, al momento, non risultano danni a persone o infrastrutture.
Tuttavia, l’episodio solleva interrogativi cruciali riguardo alla vulnerabilità sismica del bacino vulcanico e all’importanza di una continua monitoraggio e valutazione del rischio.
I Campi Flegrei, infatti, rappresentano un’area ad elevato rischio vulcanico e sismico, formatasi in seguito a ripetute eruzioni vulcaniche che hanno determinato il progressivo sprofondamento del territorio.
Questo processo, conosciuto come bradisismo, è caratterizzato da un lento innalzamento o abbassamento del suolo, spesso accompagnato da variazioni di temperatura e rilascio di gas.
La scossa di magnitudo 3.1 è stata seguita, a distanza di un solo minuto, da una replica di magnitudo 2.9, un fenomeno comune in contesti vulcanici e sismici, che indica la persistenza di tensioni interne alla crosta terrestre.
La sequenza sismica, seppur di breve durata, sottolinea la necessità di una gestione del territorio consapevole e resiliente, basata su dati scientifici aggiornati, sistemi di allerta precoce efficaci e piani di emergenza ben definiti.
La comprensione dei meccanismi geologici che regolano l’attività dei Campi Flegrei è fondamentale per mitigare i rischi e proteggere le comunità che vivono in questa affascinante, ma complessa, realtà vulcanica.
La comunità scientifica continuerà a monitorare attentamente l’area alla ricerca di ulteriori segnali e per affinare le previsioni a lungo termine.








