Il velo della delusione si alza a stento, ma il Torino già proietta lo sguardo su un nuovo orizzonte: la Coppa Italia.
Due sconfitte consecutive in campionato, contro l’Udinese e l’Atalanta, hanno incrinato la fiducia e acuito le ombre sulla gestione tecnica di Ivan Baroni.
L’Europa League, obiettivo inizialmente auspicabile, si allontana rapidamente, mentre la posizione in classifica, pur non essendo compromessa, richiede un immediato riscatto.
La coppa, in questo contesto, assume un’importanza strategica: non solo un’occasione per ridare lustro a una stagione altrimenti priva di certezze, ma anche un banco di prova cruciale per la tenuta del progetto tecnico.
La memoria recente, a Torino, è un monito.
Il licenziamento di Sinisa Mihajlovic, nel gennaio del 2018, a seguito della cocente sconfitta nel derby contro la Juventus, valida per l’accesso alle semifinali, dimostra come anche la coppa, in un ambiente calcistico ad alta pressione, possa rappresentare un crocevia decisivo per il futuro di un allenatore.
La società granata sa bene che la partita contro il Frosinone non è un semplice impegno di coppa, ma un test di resilienza e di continuità progettuale.
Per Baroni, la sfida si presenta su più fronti.
Deve arginare le critiche che si intensificano dopo sei sconfitte nelle ultime nove uscite di campionato, ma soprattutto deve dimostrare di avere la capacità di motivare la squadra e di trovare soluzioni tattiche efficaci.
In questo senso, l’utilizzo di Simeone e Adams, che hanno acceso la speranza nella ripresa della partita contro l’Atalanta, potrebbe rappresentare una mossa vincente.
Il tandem offensivo, inizialmente preservato, si candida a guidare l’attacco granata fin dal primo minuto, portando freschezza e imprevedibilità.
A centrocampo, il rientro di Casadei, scontata la squalifica, offre maggiori opzioni di scelta.
La presenza di Pedersen, seppur a fatica, è un ulteriore segnale di resilienza.
In difesa, Baroni potrebbe concedere un turno di riposo a Ismajli o Coco, alleggerendo il carico sugli uomini di movimento.
La decisione sul portiere è altrettanto significativa: Israel, dopo aver perso il posto e con il futuro incerto, difenderà la porta granata in coppa, in una sorta di ultima chance per riconquistare la fiducia del tecnico e della tifoseria.
La società, consapevole della delicatezza del momento, ha modificato i piani di viaggio, optando per la partenza il giorno della partita e un pernottamento a Roma.
Un gesto simbolico, volto a ridurre lo stress e a focalizzare l’attenzione unicamente sul campo.
Il rientro a Torino, previsto per mercoledì mattina, sarà seguito da una seduta di allenamento al Filadelfia, in preparazione della prossima sfida di campionato.
La coppa, insomma, non è solo una partita, ma un capitolo cruciale per il futuro del Torino e del suo tecnico.

