La comunità di Pietracatella è ancora scossa da una tragedia che ha spezzato due vite: Sara Di Vita, quindici anni, e Antonella Di Ielsi, cinquant’anni, entrambe vittime di una presunta intossicazione acuta.
Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Campobasso sotto la direzione del dirigente Marco Graziano, si stanno concentrando sull’analisi minuziosa dei numerosi alimenti sequestrati nelle abitazioni delle vittime e della madre di Gianni Di Vita, padre e marito dei defunti.
Le prime analisi tossicologiche hanno escluso a priori la presenza di funghi, potenzialmente tossici, e di veleno per topi tra le sostanze sequestrate.
Tuttavia, questo non permette di tracciare un quadro definitivo delle cause del decesso, aprendo la strada a diverse piste investigative.
L’attenzione degli inquirenti si rivolge ora ad altri alimenti presenti nei luoghi di sequestro, alcuni dei quali potrebbero celare ingredienti contaminati o sostanze nocive.
L’ampiezza del ventaglio di possibili fattori scatenanti rende le indagini particolarmente complesse e richiedono un’analisi spietata di ogni elemento.
Gianni Di Vita, il padre e il marito, è attualmente ricoverato presso l’ospedale Spallanzani di Roma, dove riceve cure specifiche.
La sua condizione clinica, pur non consentendo al momento un coinvolgimento diretto nelle indagini, rappresenta un elemento cruciale per la ricostruzione degli eventi.
La figlia maggiore, invece, dovrebbe essere dimessa a breve.
La necessità di garantire ai familiari la possibilità di partecipare ai funerali ha portato a posticipare la data della cerimonia, che si prospetta per mercoledì o giovedì della prossima settimana.
Questo rinvio, seppur doloroso, testimonia l’importanza di offrire supporto emotivo alle persone più colpite dalla tragedia e di favorire un momento di lutto condiviso.
Le indagini procedono a ritmi serrati, con interrogatori a testimoni, tra cui residenti locali e personale sanitario del Cardarelli, e una costante revisione dei dati raccolti.
Ogni elemento, per quanto apparentemente insignificante, viene vagliato attentamente alla ricerca di indizi che possano fare luce sulla dinamica degli eventi e restituire alla comunità pietracatellese la verità, auspicabile balsamo per le ferite ancora aperte.
La complessità del caso richiede un approccio multidisciplinare, coinvolgendo esperti di tossicologia, medicina legale e criminologia, per ricostruire con precisione la catena degli eventi che hanno portato a questa tragica perdita.

