La comunità di Pordenone è scossa dalla tragica scomparsa di un giovane di 15 anni, avvenuta improvvisamente durante una partita di calcetto amatoriale alla vigilia del Natale.
L’evento ha innescato un’indagine complessa, che coinvolge ora un medico specialista, iscritto nei registri delle indagini in corso.
La vicenda solleva interrogativi cruciali sulla responsabilità professionale, sulla valutazione del rischio in ambito sportivo giovanile e sulla stringente necessità di protocolli di screening più rigorosi.
L’indagine, condotta dalla Procura della Repubblica di Pordenone, mira a ricostruire con precisione le dinamiche che hanno portato alla scomparsa del ragazzo, tesserato con la società Torre.
L’attenzione si concentra sull’iter di valutazione dell’idoneità sportiva del giovane, che aveva confidato nel giudizio medico per poter praticare la sua passione.
Il professionista indagato, un medico di Maniago di 39 anni, aveva rilasciato l’idoneità sportiva al ragazzo nel corso delle valutazioni effettuate negli anni 2023, 2024 e 2025.
Queste valutazioni, come previsto dalla normativa vigente, dovrebbero aver accertato l’assenza di controindicazioni mediche all’attività sportiva agonistica.
Al fine di garantire il diritto di difesa del medico e assicurare la massima trasparenza nell’accertamento delle cause del decesso, la Procura ha disposto un atto dovuto: la nomina di un perito medico.
L’esame autoptico, affidato al medico legale Antonello Cirnelli e al cardiologo Paolo Ius, sarà pertanto accompagnato da un controllo indipendente volto a verificare la correttezza e la completezza delle valutazioni mediche pregresse.
Questa procedura, oltre a tutelare il diritto del professionista indagato, contribuisce a fornire alla comunità una risposta chiara e documentata.
L’inchiesta non si limita a una semplice verifica della correttezza della valutazione medica, ma intende analizzare a fondo le procedure di screening adottate, i criteri di valutazione del rischio cardiovascolare in età adolescenziale e l’efficacia dei protocolli di sicurezza previsti per le attività sportive giovanili.
La tragedia mette in luce la delicatezza e la complessità della valutazione dell’idoneità sportiva, che deve tenere conto non solo delle condizioni mediche attuali, ma anche della storia familiare, dei fattori di rischio individuali e delle possibili predisposizioni genetiche.
La vicenda si configura come un monito per tutto il sistema sportivo, sollecitando un ripensamento delle pratiche di screening e un rafforzamento della collaborazione tra medici, allenatori, dirigenti sportivi e genitori, al fine di tutelare la salute e la sicurezza dei giovani atleti.

