Trieste-Opicina: il Comune impugna le sentenze sulla cabinovia

Il Comune di Trieste ha ufficializzato l’intenzione di impugnare, attraverso ricorso in appello al Consiglio di Stato, le cinque sentenze emesse dal Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Friuli Venezia Giulia, inerenti il controverso progetto della cabinovia metropolitana Trieste-Opicina.

La decisione, assunta dalla Giunta Comunale con unanime consenso, segna un’escalation legale volta a difendere l’avvio di un’opera infrastrutturale che ha suscitato forti opposizioni e ha già subito un significativo ridimensionamento a seguito delle pronunce del TAR.
Le sentenze impugnate, frutto di ricorsi presentati da cittadini direttamente coinvolti in procedure di esproprio, dal Comitato “No Ovovia” e da organizzazioni ambientaliste, hanno determinato l’annullamento di elementi cruciali per la realizzazione dell’opera: la Verifica di Conformità (Vinca) di terzo livello e la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), documenti propedeutici alla Variante Urbanistica Accesso Nord, pilastro per l’approvazione del tracciato.
Questo annullamento, di fatto, pone serie ripercussioni sulla fattibilità del progetto nella sua configurazione attuale.

L’importanza strategica attribuita al progetto della cabinovia si riflette nell’ingente dotazione finanziaria stanziata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), con un impegno di oltre 48 milioni di euro a partire dal 2027.

La recente delibera del Consiglio Comunale, approvata a maggioranza e senza il sostegno di Forza Italia, che ha previsto un anticipo di 30 milioni, testimonia la volontà politica di sostenere l’iniziativa, nonostante le difficoltà.
Tuttavia, le incertezze legate alle pronunce giudiziarie hanno portato l’Assessore al Bilancio, Everest Bertoli, a sollevare dubbi sulla possibilità di completare l’opera entro la conclusione del mandato amministrativo, evidenziando un potenziale scenario di stallo e di revisione del cronoprogramma.

La vicenda della cabinovia Trieste-Opicina trascende la mera realizzazione di un’infrastruttura di trasporto pubblico.

Rappresenta un nodo cruciale nello sviluppo urbanistico della città, toccando temi sensibili come la tutela del patrimonio ambientale, la gestione del territorio, la giustizia sociale nelle procedure di esproprio e la trasparenza amministrativa.
Il ricorso al Consiglio di Stato, pertanto, si configura come un tentativo di superare un conflitto di interessi che coinvolge la volontà politica di realizzare un’opera ritenuta strategica e le istanze di tutela avanzate dalla comunità locale, ponendo l’accento sulla necessità di un equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità ambientale.

L’esito di questa battaglia legale avrà ripercussioni significative sul futuro urbanistico di Trieste e sull’approccio adottato per la realizzazione di opere pubbliche nel territorio regionale.

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