Un’onda di partecipazione popolare ha travolto questa sera il cinema Ariston di Trieste, testimoniando la fervente opposizione al progetto di una cabinovia metropolitana che dovrebbe collegare il centro cittadino al Porto Vecchio e al Carso.
L’iniziativa, promossa dal comitato No Ovovia, ha attratto un pubblico ben oltre le aspettative, con numerose persone costrette a rimanere fuori dalla sala, a riprova dell’elevato grado di sensibilità e preoccupazione suscitato dalla proposta infrastrutturale.
L’evento, concepito come una piattaforma di comunicazione alternativa e accessibile, si articola attorno alla proiezione di cinque video satirici, curati dal regista Davide Salucci.
Questi brevi documentari, intrisi di ironia e creatività, mirano a demistificare le motivazioni a sostegno della cabinovia, evidenziandone, con toni pungenti, le presunte incongruenze e i potenziali impatti negativi sul territorio e sulla qualità della vita dei cittadini.
L’affluenza massiccia, che ha rapidamente saturato la capacità ricettiva del cinema, riflette un sentimento diffuso di scetticismo nei confronti di un’opera che, secondo i detrattori, rischia di compromettere il paesaggio carsico, alterare l’equilibrio ecologico della zona e generare costi economici e sociali eccessivi.
L’assenza di un dibattito pubblico ampio e trasparente, unita alla percezione di una decisione affrettata e poco condivisa, ha alimentato un senso di frustrazione e di risentimento tra i residenti.
Oltre alla proiezione dei video, l’evento si configura come un momento di aggregazione e di confronto, un’occasione per condividere opinioni, scambiare informazioni e rafforzare il movimento di opposizione.
La presenza di attivisti, esperti e semplici cittadini testimonia l’ampiezza del consenso attorno alla piattaforma No Ovovia, un comitato che si propone di promuovere alternative sostenibili e partecipate per la mobilità urbana e lo sviluppo del territorio triestino.
La lunga coda fuori dal cinema, per chi è giunto in ritardo, non è solo un indicatore di affluenza, ma un simbolo tangibile di un’opinione pubblica desiderosa di farsi ascoltare.

