L’ultima seduta dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria ha offerto una cruda e rivelatrice dimostrazione del modus operandi della maggioranza di governo, un comportamento che trascende la mera divergenza politica per configurarsi come una limitazione dei principi democratici fondamentali.
Questa constatazione, espressa con fermezza dai consiglieri regionali dell’opposizione – Enrico Melasecche e Donatella Tesei (Lega Umbria), Eleonora Pace e Matteo Giambartolomei (Fratelli d’Italia), Laura Pernazza e Andrea Romizi (Forza Italia), Nilo Arcudi (Tesei presidente Umbria Civica) – si radica in un episodio che ne è emblematico: l’ostruzione, poi parziale e contraddittoria, all’accesso del pubblico ai lavori dell’Aula.
La mozione urgente presentata dall’opposizione, volta al ritiro della manovra fiscale che prevede un aumento delle tasse per 184 milioni di euro, non era solo una questione economica, ma un tentativo di tutelare il potere d’acquisto delle famiglie, la vitalità delle imprese e, soprattutto, la dignità delle fasce più vulnerabili della popolazione umbra.
Un tema, quindi, intrinsecamente legato alla sussistenza e al benessere della comunità.
L’episodio che ha segnato la seduta, tuttavia, si è consumato proprio nel momento in cui i cittadini, legittimamente preoccupati per l’impatto di tale manovra, cercavano di esercitare il loro diritto di partecipazione democratica.
L’iniziale blocco dell’accesso, motivato con una pretestuosa questione di capienza massima, è poi stato attenuato, ma a costo di imporre un divieto inaudito: quello di fotografare e registrare i lavori dell’Assemblea.
Questo divieto, palesemente non contemplato dal regolamento interno, non si giustifica con alcuna norma o disposizione.
Si tratta di una decisione arbitraria, una risposta contingente a un’esigenza politica, volta a impedire la documentazione pubblica di un momento delicato.
Un comportamento del genere non è semplicemente un disaccordo politico, ma un abuso di potere.
Quando chi governa altera le regole a seconda delle proprie necessità, si compromette la dialettica istituzionale, si erode la fiducia dei cittadini e si crea un clima di sospetto e di sfiducia.
Limitare la capacità dei cittadini di documentare ciò che accade nelle sedi pubbliche significa, di fatto, imporre un bavaglio alla democrazia, soffocare la libertà di espressione e ostacolare la trasparenza.
Il contrasto tra la volontà legittima dei cittadini di partecipare attivamente alla vita politica e l’arroganza della maggioranza, determinata a chiudere le porte, a reprimere il dissenso e a limitare l’accesso alle informazioni, è drammaticamente evidente.
L’opposizione ribadisce con forza il proprio impegno a denunciare l’incremento della pressione fiscale sull’Umbria e a difendere il diritto fondamentale dei cittadini di essere presenti, informati e liberi di raccontare ciò che accade nelle istituzioni.
La democrazia non si governa con il silenzio imposto, con la partecipazione soffocata e con la trasparenza concessa in modo opportunistico.
Su questo fronte, l’opposizione manterrà una posizione di assoluta fermezza, consapevole del proprio ruolo di garante dei principi democratici.
La responsabilità di preservare la libertà e la partecipazione attiva dei cittadini è un dovere imprescindibile.

