Ustica, perla del Tirreno, si è trovata ad affrontare un evento meteorologico di eccezionale violenza, lasciando dietro di sé una ferita tangibile nelle sue infrastrutture portuali e nel tessuto comunitario.
La recente mareggiata, di intensità inusitata, ha inferto colpi significativi al sistema di approdo dell’isola, mettendo a dura prova la resilienza di una comunità profondamente legata al mare.
Il sindaco, Salvatore Militello, descrive una situazione di grave preoccupazione, sottolineando che le verifiche dei danni sono ancora in corso.
Le prossime settimane si prospettano complesse, con potenziali interruzioni e ritardi nell’accesso all’isola via mare, un nodo cruciale per l’economia e la vitalità di Ustica.
L’impatto si è manifestato con particolare forza nel porticciolo adiacente al cimitero, un’area che aveva recentemente beneficiato di interventi di miglioramento, con l’installazione di strutture in ghisa progettate per aumentare la sicurezza delle operazioni di attracco.
Queste opere, frutto di un investimento mirato, sono state in gran parte spazzate via dalla furia delle onde, evidenziando la potenza distruttiva dell’evento.
Il sindaco ha già provveduto a inviare una dettagliata relazione all’assessorato al Territorio e alla Protezione Civile, delineando la portata del disastro e richiedendo un intervento urgente.
La violenza della tempesta, caratterizzata da venti eccezionalmente forti e raffiche impetuose, ha lasciato un segno profondo nella memoria collettiva dell’isola.
“Non ricordo una tempesta simile,” afferma Militello, eco condivisa dagli anziani dell’isola, custodi della memoria storica di Ustica.
I racconti tramandati di generazione in generazione non menzionano episodi di tale intensità, che suggeriscono la potenziale unicità dell’evento.
Oltre ai danni alle infrastrutture portuali, il vento e il temporale hanno causato disagi diffusi nel paese, con conseguenti problematiche ancora in fase di valutazione e censimento.
L’emergenza richiede un approccio olistico, che tenga conto non solo della riparazione delle strutture danneggiate, ma anche del sostegno alla comunità, colpita dalla perdita di beni e dalla temporanea interruzione delle attività economiche.
La ricostruzione, non solo materiale ma anche spirituale, sarà un percorso lungo e complesso, che richiederà la collaborazione di tutti.
La fragilità insulare, amplificata dai cambiamenti climatici, impone una riflessione profonda sulla necessità di strategie di prevenzione e mitigazione del rischio sempre più avanzate e sostenibili.







