L’usura, un’ombra persistente nel tessuto sociale, si manifesta spesso come un dramma nascosto, svelato tragicamente attraverso indagini o, peggio, con gesti estremi.
La sua natura insidiosa la rende difficile da individuare e contrastare, come sottolineato da Luciano Gualzetti, presidente della Consulta nazionale antiusura, durante il convegno dedicato ai trent’anni dell’istituzione stessa.
Un problema che, nonostante la sua diffusione, si traduce in un numero di denunce inferiore al reale fenomeno, in parte dovuto alla riluttanza delle vittime a esporsi e a collaborare con le autorità.
Gualzetti ha inoltre collegato il sovraindebitamento, fenomeno collaterale e spesso connivente con l’usura, alle turbolenze economiche attuali.
L’impennata dei prezzi delle materie prime e il conseguente aumento dell’inflazione alimentano un circolo vizioso che spinge individui e famiglie verso soluzioni finanziarie precarie, rendendoli vulnerabili alle pratiche usuraie.
La Consulta, strettamente legata alla Cei e agendo per conto della Chiesa, si pone come obiettivo primario l’anticipazione del bisogno, intervenendo prima che la disperazione induca a rivolgersi a fonti di finanziamento illegali.
Le fondazioni, in questo contesto, rappresentano un baluardo di supporto, offrendo strumenti concreti per sottrarre le vittime dalle spire del recupero crediti e, soprattutto, dalle grinfie degli usurai.
Monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della Cei, ha stigmatizzato l’usura come un’azione profondamente immorale, definendola un atto di sfruttamento che trae profitto dalla sofferenza altrui.
La Chiesa, in questo senso, promuove una riflessione critica e radicale non solo sul sistema finanziario, ma anche sui valori che lo governano: l’utilizzo del denaro, la gestione della proprietà privata, la tutela dei più deboli e la priorità dell’economia reale rispetto alla speculazione finanziaria.
L’arcivescovo di Bari-Bitonto, monsignor Giuseppe Satriano, ha ulteriormente evidenziato la persistenza di una problematica culturale che permea l’agire sociale, esprimendo la propria preoccupazione per l’introduzione di nuove forme di gioco d’azzardo, segno di una distrazione, se non di una vera e propria indifferenza, da parte dello Stato nei confronti di una piaga sociale sempre più diffusa.
La risposta all’usura e al sovraindebitamento, quindi, non può limitarsi a misure repressive, ma richiede un profondo cambiamento di mentalità e un impegno collettivo per promuovere una cultura della solidarietà, della responsabilità e della giustizia sociale.
È necessario ritrovare la capacità di collaborare e costruire ponti tra istituzioni, associazioni e cittadini, per contrastare efficacemente un fenomeno che mina la dignità umana e compromette il benessere della comunità.








