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Videogiochi Free-to-Play: Indagine UE su Activision Blizzard

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L’attenzione delle autorità di regolamentazione europee si è concentrata con particolare insistenza sulle pratiche commerciali adottate da Activision Blizzard, ora parte del colosso Microsoft, in relazione a due titoli di notevole successo: *Diablo Immortal* e *Call of Duty Mobile*.

L’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha aperto due procedure istruttorie, segnalando preoccupazioni significative riguardanti un modello di business che, pur presentandosi come “free-to-play”, solleva interrogativi sulla trasparenza e sull’equità nei confronti dei consumatori.

La definizione stessa di “free-to-play” è diventata oggetto di scrutinio.

Sebbene l’accesso iniziale al gioco sia gratuito, questi titoli sono strutturati in modo tale da incentivare, e in alcuni casi quasi costringere, i giocatori ad effettuare acquisti in-game.
Questi acquisti, spesso per accelerare i progressi, ottenere vantaggi competitivi o sbloccare contenuti esclusivi, possono accumularsi rapidamente, trasformando un’esperienza apparentemente gratuita in una spesa considerevole.

L’istruttoria non si limita alla mera constatazione della presenza di acquisti in-game, ma indaga su possibili pratiche commerciali ingannevoli.
L’Autorità sospetta che la presentazione di questi giochi, con enfasi sulla gratuità, possa creare aspettative irrealistiche nei consumatori, che poi si ritrovano di fronte a un sistema di monetizzazione percepito come aggressivo e, in alcuni casi, addirittura necessario per fruire appieno dell’esperienza di gioco.
Un elemento cruciale dell’indagine riguarda la potenziale violazione dei diritti contrattuali dei consumatori.

L’Autorità esamina se le condizioni d’uso e le descrizioni degli acquisti in-game siano chiare e trasparenti, permettendo ai giocatori di comprendere appieno le implicazioni economiche e le limitazioni associate agli acquisti effettuati.

La mancanza di trasparenza in questo ambito potrebbe costituire una violazione dei diritti informativi dei consumatori, rendendo i termini del contratto non equi.
L’indagine solleva questioni più ampie sull’evoluzione del modello “free-to-play” nell’industria videoludica.

Se da un lato offre opportunità di accesso a un vasto pubblico, dall’altro può portare a dinamiche di monetizzazione che generano frustrazione e percepiti sfruttamenti.
L’azione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato mira a garantire che le pratiche commerciali siano etiche, trasparenti e rispettose dei diritti dei consumatori, contribuendo a definire i confini leciti per il modello “free-to-play” nell’era digitale, e potenzialmente influenzando le strategie di monetizzazione di un’intera industria.
La risoluzione di queste istruttorie potrebbe avere implicazioni significative per la progettazione e la commercializzazione di videogiochi a livello europeo.

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