Vieste, l’ombra lunga di un’ombra di mafia: verità e giustizia.

Nel cuore del Gargano, a Vieste, una vicenda cruenta ha segnato profondamente la comunità locale, intrecciandosi a dinamiche complesse di faide e collaborazioni giudiziarie.

Il 27 luglio 2017, un omicidio in pieno giorno, consumatosi in un ristorante frequentato da turisti, ha scosso la quiete apparente della località marina.
Omar Trotta, figura centrale in una rete di relazioni conflittuali, perdeva la vita, mentre Tommaso Tomaiuolo subiva un tentativo di aggressione.
La vicenda, che ha richiesto anni di indagini e processi, si è conclusa con una serie di condanne significative, culminate in una misura cautelare in carcere disposta dalla Corte d’Assise di Foggia, su richiesta della Distrettuale Antimafia di Bari, nei confronti di Angelo Bonsanto.
Quest’ultimo, già detenuto e precedentemente condannato in primo grado all’ergastolo con isolamento diurno, è accusato di aver partecipato in concorso con altri all’efferato delitto.
L’inchiesta, che ha svelato un complesso intreccio di moventi e responsabilità, ha rivelato anche un tentativo di manipolazione delle prove durante il processo.

La DDA di Bari ha disposto perquisizioni domiciliari in seguito alla presentazione, da parte di Bonsanto, di documentazione sanitaria risultata poi fraudolenta.

Questo episodio solleva interrogativi cruciali sull’integrità del processo e sull’impegno a garantire la trasparenza della giustizia, anche all’interno del circuito carcerario.
Il processo, giunto a conclusione il 19 dicembre 2023, ha visto anche la condanna a vent’anni di reclusione di Gianluigi Troiano, collaboratore di giustizia arrestato a Granada, in Spagna, dopo oltre due anni di latitanza.

L’arresto internazionale ha rappresentato un passo importante nella ricostruzione della verità e nella responsabilizzazione di tutti gli attori coinvolti.
In precedenza, con processi abbreviati, erano già state emesse sentenze definitive nei confronti di Marco Raduano, riconosciuto mandante dell’omicidio, e di Antonio Quitadamo e Danilo Pietro Della Malva, anch’essi condannati per il loro ruolo nella vicenda.

Queste condanne rappresentano un tassello fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata e nella ricerca di giustizia per le vittime e le loro famiglie.

La vicenda di Vieste, al di là della sua tragicità, offre un’occasione di riflessione profonda sulla fragilità del tessuto sociale e sulla necessità di contrastare con determinazione ogni forma di illegalità e corruzione, garantendo la certezza del diritto e la protezione dei valori fondamentali della convivenza civile.

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