Vini dealcolati: svolta normativa per il comparto vitivinicolo italiano

La recente firma del decreto interministeriale, congiuntamente promosso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e dal Ministero dell’Agricoltura, apre ufficialmente la strada alla produzione di vini dealcolati e a basso contenuto alcolico, un passaggio cruciale per il comparto vitivinicolo italiano e, in particolare, per regioni come la Basilicata, custode di una tradizione millenaria.
La notizia, diffusa dalla Coldiretti Basilicata, segna una svolta normativa che mira a fornire chiarezza e certezza in un segmento di mercato in rapida evoluzione, dopo un periodo caratterizzato da sfide economiche, fluttuazioni dei costi e mutamenti nelle preferenze dei consumatori.

L’intervento legislativo è il risultato di un percorso attento e responsabile, seguito con rigore da Coldiretti e Filiera Italia, che hanno costantemente promosso un approccio equilibrato: favorire l’innovazione senza compromettere l’identità distintiva del vino italiano.

L’obiettivo primario è la salvaguardia delle denominazioni di origine, intese come espressione del patrimonio culturale e del lavoro di generazioni di agricoltori.
La difesa del valore intrinseco del prodotto e la tutela delle imprese agricole costituiscono i pilastri di questa visione.

La Basilicata, con la sua storia vinicola che affonda le radici nell’antichità, testimoniando l’influenza di Greci e Romani, necessitava di una definizione precisa che differenziasse nettamente il vino, inteso come prodotto della fermentazione dell’uva, dai prodotti ottenuti attraverso processi di dealcolazione.

Questa distinzione è fondamentale per evitare confusione nel consumatore e per preservare l’integrità del sistema delle Denominazioni di Origine Protette (DOP) e delle Indicazioni Geografiche Protette (IGP), strumenti essenziali per garantire l’autenticità e la qualità del vino italiano.
L’ascesa dei vini no-alcohol e low-alcohol rappresenta un fenomeno di mercato innegabile e potenzialmente significativo, che richiede una governance attenta e mirata.

La definizione di regole chiare e trasparenti è imperativa non solo per tutelare i consumatori, informandoli adeguatamente sulle caratteristiche dei prodotti che acquistano, ma anche per assicurare pari condizioni di concorrenza tra le imprese italiane e quelle operanti in altri Paesi europei.

Un quadro normativo uniforme e condiviso favorisce l’innovazione responsabile, incentivando lo sviluppo di prodotti di qualità che rispondano alle nuove esigenze del mercato, senza erodere il valore e la reputazione del vino italiano.

Il decreto interministeriale costituisce un primo passo in questa direzione, aprendo la strada a un futuro in cui l’innovazione e la tradizione possano coesistere in armonia, valorizzando il patrimonio vitivinicolo italiano e preservando la sua unicità.

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