Violenza di genere in Basilicata: aumento richieste di aiuto

Il rapporto annuale del centro antiviolenza “Telefono Donna” di Potenza, presentato dalla presidente Cinzia Mazzoccoli, delinea un quadro complesso e in evoluzione della violenza di genere in Basilicata.

I dati, relativi ai primi dieci mesi del 2024, rivelano un incremento significativo nella richiesta di supporto da parte di donne vittime di abusi, con 130 casi complessivi, frutto di 25 denunce formali e 26 contatti iniziali, a fronte di 104 schese aperte dall’inizio dell’anno.
Questa escalation, pur rappresentando un segnale di maggiore fiducia nelle istituzioni di ascolto e supporto, sottolinea l’urgenza di affrontare con rinnovato impegno il fenomeno della violenza contro le donne.
L’analisi demografica delle donne che hanno richiesto aiuto rivela alcune peculiarità.

Le vittime, prevalentemente di età compresa tra i 42 e i 49 anni, provengono in gran parte dalla città di Potenza (17 casi), seguite dalle province di Potenza (6) e Matera (2).
Il dato più rilevante, tuttavia, emerge dalla tipologia di reato denunciato: 19 donne hanno subito maltrattamenti, mentre 4 hanno segnalato stalking, evidenziando una diversificazione delle forme di violenza che richiedono interventi specifici e personalizzati.
I colloqui, comprensivi di supporto psicologico, legale e di ascolto, hanno raggiunto il numero di 299, a testimonianza della necessità di un approccio multidisciplinare per affrontare le conseguenze traumatiche della violenza.
Un elemento di cambiamento significativo emerso dall’analisi è l’evoluzione delle dinamiche interculturali all’interno delle relazioni abusive.

Se in passato le donne straniere subivano prevalentemente maltrattamenti da parte di compagni della stessa nazionalità, oggi si registra una tendenza opposta: un numero crescente di donne straniere si rivolge al centro antiviolenza segnalando abusi da parte di compagni italiani.

Questa trasformazione demografica suggerisce una maggiore consapevolezza da parte delle donne straniere riguardo i propri diritti e un accesso più facilitato ai servizi di supporto, ma solleva anche interrogativi sulla necessità di interventi mirati per comprendere le sfumature culturali e linguistiche che possono influenzare le dinamiche di abuso.

L’associazione “Telefono Donna”, oltre al centro antiviolenza, gestisce una casa rifugio, fondamentale per garantire la sicurezza immediata delle donne e dei loro figli, che ha accolto nove persone, inclusi due minori, provenienti principalmente dalla provincia.
Il servizio di “Sportello Donna” di Venosa ha ulteriormente ampliato l’offerta di supporto, seguendo nove donne e stabilendo 14 contatti, dimostrando l’importanza di una rete di assistenza capillare sul territorio.

La complessità del fenomeno, che si manifesta con diverse forme di abuso e coinvolge realtà interculturali diverse, richiede un costante aggiornamento delle competenze professionali e un rafforzamento della collaborazione tra istituzioni, associazioni e servizi territoriali, al fine di garantire un percorso di protezione e recupero efficace per le donne vittime di violenza.

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