Il 10 dicembre, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, Torino ospiterà un evento cruciale: il convegno “Voci dall’Ombra: Resistenze e Diritti Umani nel XXI Secolo”.
L’iniziativa, promossa dal Comitato regionale per i diritti umani e civili del Piemonte, un organismo istituzionale nato nel 2020 per fungere da ponte tra cittadinanza e istituzioni, si propone di illuminare le storie di chi, in diverse aree del globo, combatte per la dignità e la libertà.
L’evento, che si terrà in via Durandi 13 alle ore 19, vedrà la partecipazione di Yoosef Lesani (Iran), Lorent Saleh (Venezuela), Zilan Diyar (Kurdistan) e Yulia Yukhno (Bielorussia), figure emblematiche di movimenti e iniziative locali che si ergono contro l’oppressione e l’ingiustizia.
La giornalista Letizia Tortello guiderà le loro testimonianze, offrendo al pubblico un’occasione unica per comprendere la complessità delle sfide che si affrontano quotidianamente.
La scelta di concentrarsi sulle “resistenze dimenticate” risponde a una riflessione profonda sulla percezione pubblica dei diritti umani.
Come evidenziato dai vicepresidenti del Comitato, Giampiero Leo e Sara Zambaia, e dal presidente Davide Nicco, l’attenzione mediatica tende a focalizzarsi sulle crisi più eclatanti, oscurando la realtà di innumerevoli conflitti – un dato che, con i suoi 56-59 focolai attivi, raggiunge livelli mai visti dalla Seconda Guerra Mondiale – e delle persone che, spesso a rischio della propria vita, si oppongono a regimi autoritari, violazioni dei diritti fondamentali e abusi di potere.
Il caso di trentino, Lorenzo Ferrari, cooperante veneziano detenuto in Venezuela dal novembre 2024, sottolinea in modo drammatico l’urgenza di non dimenticare le voci di coloro che lottano per un mondo più giusto e la necessità di un impegno costante per la loro liberazione.
Il suo nome è diventato un simbolo, un grido di speranza e un appello alla solidarietà.
Il Comitato regionale, un’iniziativa pionieristica in Italia, con il Piemonte che si distingue come unica regione ad aver adottato una struttura simile, aspira a diventare un modello per altre amministrazioni, promuovendo una cultura dei diritti umani basata sull’ascolto, il dialogo e la partecipazione attiva.
L’impegno del Comitato si proietterà verso il 2026, anno in cui il “dialogo come strumento fondamentale per costruire la pace, la giustizia e la tutela dei diritti umani” sarà al centro delle sue azioni.
Si tratta di un approccio che riconosce la centralità della comunicazione e della comprensione reciproca come pilastri imprescindibili per affrontare le sfide complesse che caratterizzano il panorama globale.
Il convegno non è solo un momento di riflessione, ma un catalizzatore per l’azione, un invito a non arrendersi di fronte alle avversità e a sostenere, con ogni mezzo possibile, coloro che lottano per un futuro più giusto e pacifico.

