L’incontro con il Pontefice, un’udienza riservata a noi volontari del Giubileo, ha sedimentato in ogni azione, in ogni gesto di accoglienza rivolto ai pellegrini, una nuova profondità di significato.
Domenico Lamanna, referente delle Misericordie di Puglia e tra i presenti alla cerimonia vaticana dedicata a ringraziare il corpo di supporto dell’Anno Santo, riflette sull’esperienza come un’immersione totale nell’essenza stessa del servizio.
Non si è trattato unicamente di garantire la logistica, l’assistenza medica o il soccorso necessario.
L’impegno profuso ha rappresentato la materializzazione tangibile di una Chiesa che si fa prossima, che si china ad ascoltare e ad alleviare le fatiche di chi, animato da fede o semplice curiosità, si approccia alle porte del Giubileo.
In un’epoca dominata dall’accelerazione e dalla frenesia, la libera donazione del proprio tempo, la sospensione del giudizio e la dedizione disinteressata costituiscono un atto di resistenza, un’azione rivoluzionaria che trascende la mera assistenza materiale.
Per Lamanna, i ricordi di quest’anno dedicato alla speranza si condensano in un’infinita successione di immagini: l’umiltà commovente di ricevere un semplice “grazie”, il mosaico di volti accomunati dalla stessa divisa e, soprattutto, dal medesimo ardente desiderio di essere d’aiuto.
Il Giubileo non si conclude con la chiusura della Porta Santa, bensì si proietta nel futuro, invitando a interiorizzare i valori di compassione, resilienza e accoglienza, a declinarli nella quotidianità.
Si tratta di un’eredità preziosa, un impegno a portare la stessa luce, la stessa pazienza, la stessa dedizione che hanno animato il nostro servizio durante l’Anno Santo, trasformando il nostro modo di vivere e di relazionarci con il mondo.
L’esperienza ci esorta a diventare, nel nostro piccolo, testimoni viventi di una Chiesa che si fa sentire, non con parole, ma con azioni concrete e gesti di amore fraterno.







