La Zona Economica Speciale (Zes) marchigiana, pur rappresentando un primo tentativo di stimolo economico, si rivela attualmente un intervento parziale, distante dal rispondere compiutamente alle esigenze strutturali del territorio.
Un’analisi più approfondita suggerisce che l’impatto attuale sia limitato dalla sua attuale configurazione e dalla complessità nell’accesso ai benefici per i comuni.
La sua piena efficacia richiede un impegno sinergico e proattivo tra Regione, governo nazionale e Commissione Europea, finalizzato a una revisione organica e una riprogettazione del quadro normativo.
Questo non si limita a semplificazioni burocratiche, ma implica soprattutto un’ottimizzazione dell’accesso al credito d’imposta, strumento cruciale per innescare investimenti e crescita locale.
Le proposte avanzate dal Partito Democratico, come sottolineato dalla capogruppo consiliare Valeria Mancinelli, delineano un percorso immediatamente percorribile, escludendo la necessità di complesse modifiche legislative a livello europeo.
L’idea centrale ruota attorno alla riallocazione strategica di una porzione dei fondi europei attualmente assegnati alle Marche.
Questo meccanismo, attuabile nel breve termine, fungerebbe da ponte in attesa che il processo di riforma europea, più oneroso e lungo, giunga a conclusione.
La flessibilità nell’utilizzo di questi strumenti finanziari è fondamentale per garantire un sostegno immediato ai comuni, offrendo loro la possibilità di accedere a misure alternative e complementari.
La consigliera Micaela Vitri ha sollevato un aspetto cruciale: il rischio di una polarizzazione territoriale, con alcuni comuni che beneficiano pienamente delle opportunità offerte dalla Zes mentre altri rimangono esclusi o marginalizzati.
Questa disparità rischia di accentuare le già esistenti differenze socio-economiche tra le diverse aree regionali.
In questo contesto, l’esempio fornito dall’Abruzzo, che ha proceduto a una revisione dettagliata della mappatura dei comuni ammessi al credito d’imposta, si configura come un modello da seguire.
Una ricognizione più accurata e basata su criteri oggettivi potrebbe permettere di includere ulteriori comuni, ampliando così l’impatto positivo della Zes.
In sintesi, la Zes marchigiana necessita di un’evoluzione che vada oltre le semplici modifiche procedurali.
Si richiede una visione strategica che tenga conto delle specificità territoriali, una maggiore flessibilità nell’utilizzo dei fondi europei e un impegno concreto a ridurre le disuguaglianze tra i comuni.
Solo attraverso un approccio integrato e partecipativo sarà possibile trasformare la Zes in un vero motore di sviluppo economico per le Marche.







