Barletta-Trani: Poliziotti indagati per truffa all’erario e abusi.

Un’operazione concausa di profili di illegalità complessa ha portato alla luce un sistema di abusi a danno dell’erario, coinvolgendo tre agenti di polizia in servizio presso la Questura di Barletta-Andria-Trani.

Il Tribunale di Trani ha disposto nei confronti di un vice ispettore una misura cautelare interdittiva della durata di sei mesi, a seguito di un’indagine condotta dalla squadra mobile, sotto la direzione della Procura locale, che ha portato alla denuncia a piede libero di altri due colleghi.

L’inchiesta, innescata da un’anomalia segnalata dall’Ufficio Sanitario Provinciale della Questura relativamente all’utilizzo dei permessi retribuiti per malattia e per assistenza a persone con disabilità, ha svelato un meccanismo di sfruttamento di benefici legali – la legge 104/92 e l’articolo 42 del D.

Lgs.
151/2001 – destinati a supportare i familiari portatori di handicap.
Le attività investigative, caratterizzate da un approccio multidisciplinare che ha incluso sorveglianza fisica, installazione di sistemi di videosorveglianza e tracciamento satellitare, hanno permesso di accertare come gli agenti avrebbero percepito permessi retribuiti adducendo la necessità di assistere i propri cari disabili, mentre, in realtà, svolgevano attività personali.

Un elemento cruciale dell’indagine ha riguardato la verifica dei requisiti necessari per l’ottenimento dei permessi di congedo straordinario, accertando che, in due dei tre casi, tali requisiti non fossero affatto soddisfatti.

L’analisi dei tabulati telefonici e la documentazione degli spostamenti tramite sistemi di localizzazione hanno rivelato una discrepanza significativa tra le dichiarazioni presentate e la realtà dei fatti: gli indagati, contrariamente a quanto asserito, non risiedevano nella stessa abitazione dei loro assistiti, invalidando così il requisito della coabitazione previsto dalla legge.
L’operazione ha coperto un arco temporale di quattro mesi, da giugno a settembre 2024, durante il quale sono state monitorate 50 giornate di assenza considerate illegittime, per un ammontare complessivo di circa 5.300 euro.
Nonostante le richieste di arresti domiciliari avanzate dalla Procura per tutti e tre gli indagati, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani, Marina Chiddo, ha accolto la richiesta di non applicare misure cautelari nei confronti di un ispettore in pensione da novembre 2024 e di un’assistente capo in aspettativa per malattia, prossima al pensionamento.

La complessità del caso risiede anche nella stratificazione dei reati contestati, che includono non solo la truffa aggravata ai danni dello Stato, ma anche la falsità ideologica commessa in atti pubblici.
Le attività di monitoraggio hanno documentato come, durante i periodi di permesso retribuito, gli indagati non prestassero assistenza ai genitori anziani, come da loro dichiarato.

Particolarmente significativa è la vicenda dell’ispettore in pensione, che avrebbe usufruito di ben 28 giornate di permesso, di cui sette trascorsie in vacanza a Barcellona con la famiglia.
Al vice ispettore interdetto, difeso dall’avvocato Antonio Maria La Scala, sono contestate sei giornate di assenza indebita, mentre all’assistente capo sono imputate sedici giornate di permessi illegittimi.
L’indagine solleva interrogativi sulla vigilanza interna e sui meccanismi di controllo nell’utilizzo dei benefici previsti dalla normativa, evidenziando un potenziale fenomeno di abuso che necessita di un’analisi approfondita.

- pubblicità -
- Pubblicità -
- pubblicità -
Sitemap