Falso olio extravergine: frode in Puglia, sporcato il Made in Italy

L’illusione di un’eccellenza agroalimentare, un’apparente garanzia di origine e qualità, si è infranta a Fasano, in Puglia, in due distinti, ma collegati, casi di frode alimentare che hanno messo a nudo una rete di comportamenti fraudolenti nel settore dell’olio d’oliva.
Le indagini della Guardia di Finanza, protratte nel tempo e condotte con scrupolo, hanno svelato pratiche ingannevoli che hanno ingannato consumatori e danneggiano l’immagine di un prodotto simbolo del Made in Italy.
Il primo caso, particolarmente grave, ha riguardato un rivenditore locale che commercializzava un prodotto spacciato per “extravergine di oliva 100% italiano locale di Altamura”.
L’etichetta, accuratamente confezionata per evocare l’autenticità e la provenienza geografica, si è rivelata una maschera dietro la quale si celava una miscela adulterata con olio di semi.
Questa pratica, oltre a costituire una violazione delle normative sulla trasparenza alimentare, rappresenta una frode in commercio che colpisce direttamente il consumatore, privato della possibilità di scegliere un prodotto genuino e conforme alle sue aspettative.
L’importanza di tutelare le denominazioni di origine e la loro corretta applicazione è fondamentale per preservare l’integrità del patrimonio agroalimentare italiano.

Parallelamente, un altro controllo presso un imbottigliatore della stessa area ha portato al sequestro di 391 litri di olio extravergine italiano.

La gravità di questa situazione non risiede tanto nella composizione del prodotto, quanto nella sua commercializzazione in violazione delle normative sull’etichettatura.
La mancanza delle indicazioni obbligatorie – informazioni cruciali per la tracciabilità, la qualità e la provenienza del prodotto – rende impossibile per il consumatore fare una scelta consapevole e pone seri interrogativi sulla corretta gestione della filiera agroalimentare.
Questo aspetto solleva una questione di trasparenza e di responsabilità, evidenziando la necessità di controlli più rigorosi e di sanzioni più severe per chi viola le normative.
Questi episodi, pur localizzati in un’area specifica, rappresentano un campanello d’allarme per l’intero settore.
La contraffazione alimentare non è un fenomeno isolato, ma una sfida complessa che richiede un approccio multidisciplinare, che coinvolga le forze dell’ordine, gli organi di controllo, le associazioni di categoria e, soprattutto, i consumatori.
È necessario rafforzare i controlli a tutti i livelli della filiera, dalla produzione alla distribuzione, e promuovere una maggiore consapevolezza tra i consumatori, incoraggiandoli a informarsi, a verificare le etichette e a privilegiare prodotti certificati.
La tutela del Made in Italy e la salvaguardia della fiducia dei consumatori sono un patrimonio inestimabile che non possiamo permetterci di compromettere.

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