La provincia di Foggia si veste di bianco.
Una perturbazione, in linea con le proiezioni meteorologiche, ha portato i primi, timidi fiocchi di neve a tingere di candore le aree più elevate del subappennino dauno.
L’evento, preludio a possibili scenari più marcati, ha interessato primariamente i comuni situati in quota: Celle San Vito, il più piccolo centro abitato regionale, con la sua altitudine che supera i 700 metri; Anzano di Puglia, che si eleva fino agli 760; Accadia, a 650 metri; e Faeto, vero e proprio baluardo montano con i suoi 860 metri, dove la neve si è manifestata con maggiore intensità.
Anche Motta Montecorvino ha fatto esperienza con le prime nevicate.
L’avvento del freddo, sebbene inaspettato per molti, si inserisce in un contesto climatico che mostra una crescente imprevedibilità, con fenomeni estremi che tendono a manifestarsi in modo più frequente e in aree tradizionalmente meno esposte.
Questo cambiamento, legato alle dinamiche globali del clima, solleva interrogativi importanti sulla gestione del territorio e sulla necessità di adattamento delle infrastrutture e delle pratiche agricole.
Al di là della suggestiva bellezza paesaggistica che la neve dona, è cruciale monitorare attentamente l’evoluzione della situazione.
L’accumulo di neve, anche modesto, può infatti modificare significativamente le condizioni di sicurezza stradale, aumentando i tempi di percorrenza e richiedendo l’intervento di mezzi speciali per lo sgombero.
Per ora, fortunatamente, l’impatto sulle attività quotidiane dei residenti e sulla circolazione sembra essere limitato, suggerendo una precipitazione non particolarmente intensa e con un rapido scioglimento.
Tuttavia, la neve, anche solo un lieve manto, può comportare rischi per la fauna selvatica, soprattutto per le specie più vulnerabili, e può compromettere la stabilità del suolo, aumentando il rischio di frane e smottamenti, soprattutto in zone prealpine già colpite da fenomeni erosivi.
Sul fronte garganico, la situazione è leggermente diversa.
A Monte Sant’Angelo, arroccato a 800 metri di altitudine, si è verificato soltanto un debole fenomeno nevoso, quasi un’apparizione fugace.
La relativa assenza di accumulo in quest’area, a differenza dei comuni più interni, potrebbe essere attribuita a specifici microclimi locali o alla direzione del vento, che ha deviato le precipitazioni verso le zone più interne.
L’evento nevoso, sebbene isolato e di breve durata, rappresenta un campanello d’allarme, un promemoria della potenza della natura e della sua capacità di sorprendere, anche in un contesto regionale come quello pugliese, abituato a climi più miti.
La vigilanza resta fondamentale, così come la consapevolezza che questi episodi, un tempo rari, potrebbero diventare sempre più frequenti, richiedendo una risposta proattiva e una pianificazione accurata per garantire la sicurezza e la resilienza del territorio.

