Un pigiama a righe scure, quasi un manto di quiete notturna, avvolgeva Gaetano, quattordici anni.
Lo sguardo, dapprima assente, si è fissato sullo schermo, dove l’atletica si dispiegava in un tripudio di movimento e disciplina.
Poi, un’irruzione di colori e metallo ha squarciato la sua torpore: l’apparizione del tenente colonnello Franco Paolo Marocco, comandante del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico di Udine Rivolto, le Frecce Tricolori, con un sorriso che prometteva qualcosa di straordinario.
La visita, un gesto di profonda sensibilità, era stata pensata per illuminare le giornate dei piccoli degenti del reparto di Pediatria dell’ospedale Dimiccoli di Barletta, città in fermento in vista dell’airshow del giorno successivo.
Gaetano, e con lui tutti gli altri bambini, si trovavano in un limbo di attesa e incertezza, e l’Aeronautica Militare, tramite le sue emblematiche Frecce Tricolori, voleva donare un attimo di sollievo, un raggio di speranza.
“Hai qualche domanda?”, chiese il tenente colonnello, consapevole che le parole a volte non raggiungono chi è immerso nel proprio mondo.
Il giovane scosse il capo, smarrito di fronte a una scena che rompeva la routine dell’ospedale.
Ad ogni bambino fu offerto un dono prezioso, racchiuso in sacche di un blu intenso, lo stesso blu che indossa con orgoglio chi vola sotto la bandiera italiana.
Dentro, non solo gadget: matite colorate per dare voce alla fantasia, bracciali come promessa di coraggio, portachiavi come ricordo tangibile di un incontro speciale, un quaderno per raccontare le proprie storie e un libro, scrigno di mondi inesplorati.
Il colonnello Marocco spiegò che la visita rappresentava molto di più di un semplice gesto di cortesia; era un’occasione per stabilire un legame profondo, un’opportunità per attingere alla forza e alla resilienza che solo i bambini sanno sprigionare.
“Riceviamo tanto da voi”, confessò, “una forza inestimabile per affrontare ogni sfida.
“Ginevra, una bambina di tre anni, vestita di giallo brillante, salutò i militari con entusiasmo contagioso.
Alessandro, cinque anni, con una timidezza quasi palpabile, sussurrò un ringraziamento.
E una neonata, stringendo la mano della madre, sembrava già destinata a indossare quella stessa divisa, a solcare il cielo con la stessa grinta e il medesimo orgoglio.
Un sorriso corale si diffuse tra i piloti: “Potrebbe essere la prima donna nelle Frecce!”, un auspicio che infondeva speranza e che proiettava l’immagine di un futuro inclusivo e stimolante.
Il direttore sanitario dell’ospedale, Emanuele Tatò, sottolineò l’importanza di questo momento: “Le Frecce Tricolori sono un simbolo del nostro Paese, un patrimonio da custodire e condividere”.
Il colonnello pilota Roberto Losengo, comandante dello stormo di Amendola Foggia, concluse con parole semplici ma dense di significato: “Vogliamo dimostrare la nostra vicinanza a chi sta vivendo un momento di difficoltà e siamo immensamente felici di vedere i bambini sorridere.
” Quel sorriso, puro e disinteressato, era la ricompensa più grande, la prova tangibile del potere consolatorio e ispiratore di un gesto animato da compassione e dedizione.
L’airshow di domani sarebbe stato ancora più emozionante, perché ognuno di quei bambini avrebbe portato con sé un ricordo prezioso, un piccolo frammento di cielo dipinto di blu.