Il Salernitano si è rivelato un rifugio temporaneo per un giovane detenuto, sfuggito al regime custodiale del carcere minorile di Bari lo scorso giugno.
Il suo percorso, segnato dalla gravità dei fatti che lo hanno visto protagonista – la condanna per omicidio e soppressione del cadavere di Gennaro Ramondino, crimini perpetrati a Pianura nel settembre 2024 – si è concluso con l’arresto operato dalla polizia.
La vicenda si è sviluppata in un contesto di crescente allarme per la sicurezza, evidenziando le sfide legate alla gestione dei minori in conflitto con la legge e alla loro reintegrazione sociale.
La fuga dal carcere, un evento che ha immediatamente suscitato preoccupazione, ha reso evidente la necessità di rafforzare i protocolli di sorveglianza e controllo all’interno delle strutture penitenziarie minorili.
L’arresto è frutto di un’operazione congiunta tra la Squadra Mobile di Salerno e quella di Napoli, un esempio di collaborazione interprovinciale volta a garantire l’applicazione della legge e la tutela della collettività.
A fornire rifugio al fuggitivo è risultato essere Gaetano Lambiase, un 33enne residente a Pontecagnano Faiano.
L’uomo è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento personale e detenzione illegale di documenti di identificazione falsi, un reato che aggrava la sua posizione e lo colloca immediatamente sotto regime di arresti domiciliari, in attesa di un giudizio immediato.
L’episodio solleva interrogativi sulla rete di supporto che il giovane detenuto è stato in grado di attivare al di fuori del carcere, mettendo in luce la complessità dei rapporti tra criminalità minorile, famiglia e comunità.
L’indagine, ora in corso, si concentrerà sull’identificazione di eventuali complici e sulla ricostruzione dettagliata delle dinamiche che hanno permesso la fuga e l’ospitalità del giovane.
La vicenda, oltre ad avere risvolti giudiziari, rappresenta un’occasione per riflettere sulle strategie di prevenzione della criminalità minorile e sulla necessità di offrire ai giovani a rischio percorsi di recupero e riabilitazione efficaci.
Il caso Ramondino, dunque, incarna una dolorosa realtà che richiede un impegno costante e multidisciplinare da parte delle istituzioni e della società civile.