Nel cuore dell’entroterra lucano, a Latronico, si cela un’eredità immateriale di straordinaria bellezza e significato: il puntino ad ago, un merletto unico al mondo, testimonianza di una storia millenaria, di fede, di resilienza e di connessioni transculturali.
Più che un semplice manufatto tessile, il puntino rappresenta un filo invisibile che lega generazioni di donne, un rituale di cura interiore e un simbolo dell’identità comunitaria.
La dottoressa Felicetta Gesualdi, medico in pensione, ha scoperto l’importanza di questa tradizione quasi per caso.
Osservando la serenità e la stabilità emotiva dei suoi pazienti, un gruppo di donne anziane che si presentavano in ambulatorio per piccoli disturbi, ha intuito un legame profondo tra il loro benessere psicofisico e l’attività del merletto.
“Ho notato che queste donne, pur affrontando le sfide della vita, emanavano una quiete interiore che mi incuriosiva”, racconta Gesualdi.
“Ho iniziato a porre domande e ho scoperto che il ricamo era una parte integrante della loro vita, un’ancora di salvezza, un momento di connessione con sé stesse e con le proprie radici.
”La tecnica del puntino, tramandata oralmente di madre in figlia, presenta caratteristiche distintive che la rendono inimitabile.
La sottigliezza del filo di cotone, la precisione dei movimenti, la complessità dei disegni geometrici che evocano immagini floreali e zoomorfe, sono il frutto di anni di apprendimento e di perfezionamento.
Ma il valore del puntino non risiede solo nell’abilità manuale, bensì nel significato simbolico che si cela dietro ogni nodo, ogni intreccio.
La ricerca storica di Gesualdi, supportata da studi pubblicati su riviste specializzate, ha rivelato connessioni inaspettate tra il puntino di Latronico e le tradizioni marinare del Mediterraneo orientale.
Nonostante la posizione geografica del paese, situato in altura e lontano dalla costa, l’analisi dei motivi decorativi ha suggerito un’origine comune con le reti da pesca utilizzate dai popoli marinari.
Questa suggestiva ipotesi si radica nel periodo della Magna Grecia, quando coloni provenienti dalle coste del Mar Egeo giunsero in Basilicata, portando con sé conoscenze e competenze artigianali.
La diffusione del puntino non si è limitata al territorio lucano.
Tracce di questa preziosa tecnica sono state individuate anche in Brasile, un legame rafforzato da ipotesi che coinvolgono i flussi migratori del Novecento e la presenza storica dei gesuiti.
Questi ultimi, insediati a Latronico fino al XVIII secolo, avevano contatti con l’America del Sud, dove il merletto è stato tramandato attraverso le comunità locali.
Oggi, il puntino ad ago di Latronico è un tesoro culturale che abbellisce l’abito della Madonna della Bruna, la patrona di Matera.
La collaborazione con lo stilista Michele Miglionico ha permesso di celebrare l’arte del merletto su scala nazionale, valorizzando la maestria delle artigiane lucane e rafforzando l’identità culturale del territorio.
“È un onore poter contribuire alla creazione di un abito che sarà ammirato da migliaia di persone”, afferma Gesualdi.
“Il puntino di Latronico è un simbolo di bellezza, di fede e di resilienza, un patrimonio che dobbiamo preservare e tramandare alle future generazioni.
” L’arte del puntino, quindi, si rivela non solo una tecnica di ricamo, ma un vero e proprio linguaggio silenzioso, un’espressione profonda dell’anima lucana e un ponte tra passato, presente e futuro.

