Orsara di Puglia: Io sono il fuoco, un’arte che brucia le radici.

Ad Orsara di Puglia, un borgo appenninico di meno di tremila anime incastonato nel cuore del Dauno, si è recentemente concluso il primo “io sono il fuoco”, un simposio d’arte contemporanea che si è rivelato un’esperienza culturale densa e dirompente.
Lungi dall’essere una mera esposizione artistica, l’evento ha rappresentato un vero e proprio crocevia di linguaggi, discipline e riflessioni, animato da una profonda ricerca sull’identità locale e il suo rapporto con la creatività.

Il progetto, curato con acume dal professor Pasquale Lettieri, docente all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha visto la partecipazione di numerosi artisti provenienti da diverse aree geografiche e culturali.

La presenza di specialisti come Patrizio De Michele, curatore delle residenze d’artista – un percorso intensivo che ha coinvolto fotografi, designer, pittori, illustratori e sound creator – e Alfredo de Biase, esponente del Ministero della Cultura, ha conferito all’iniziativa un’ulteriore livello di prestigio e autorevolezza, aprendo un dialogo costruttivo tra la scena artistica contemporanea e le istituzioni culturali.

Il tema centrale, “io sono il fuoco”, non è stato declinato in modo superficiale o convenzionale.
Ha scavato a fondo nelle radici ancestrali di Orsara, evocando il celebre rito dei Fucacoste e Cocce Priatorje, un complesso sistema di credenze e pratiche legate al culto dei defunti e al fuoco purificatore.
Il fuoco, in questo contesto, emerge come archetipo di trasformazione, simbolo di passaggio, di rigenerazione ciclica, ma anche di memoria, di legame con il passato e di dialogo con il futuro.
Gli artisti coinvolti hanno interpretato questo simbolo multiforme attraverso linguaggi e tecniche diverse, creando opere che spaziano dalla fotografia alla pittura, dall’installazione sonora alla scultura, dalla performance alla digital art.
L’obiettivo non era quello di replicare o riprodurre il rito tradizionale, bensì di utilizzarlo come punto di partenza per una riflessione più ampia sui temi della memoria, dell’identità, della transitorietà dell’esistenza e del ruolo dell’arte come strumento di indagine e di cambiamento.

“io sono il fuoco” non si è limitato a esporre opere d’arte; ha promosso un vero e proprio processo di rigenerazione culturale del territorio, trasformando un patrimonio immateriale di inestimabile valore in un progetto culturale innovativo e inclusivo.

L’evento ha contribuito a rafforzare il senso di appartenenza alla comunità, a valorizzare le risorse locali e a creare nuove opportunità di sviluppo economico e sociale.
L’iniziativa dimostra come l’arte possa essere un potente motore di cambiamento, capace di riaccendere la scintilla della creatività e di costruire un futuro più sostenibile e resiliente per le piccole comunità dell’Appennino.

Il simposio si configura quindi come un modello di sviluppo culturale possibile per altri borghi che aspirano a riscoprire le proprie radici e a proiettarsi verso il futuro con coraggio e visione.

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