A Orsara di Puglia, nel cuore del Foggiano, la notte di Ognissanti si veste di un’atmosfera unica, sospesa tra memoria ancestrale e creatività inaspettata.
Qui, la tradizione non si limita a celebrare le anime dei defunti con falò e rituali, ma si manifesta attraverso un gesto artistico che incanta e commuove: l’intaglio delle zucche.
E a guidare questa sacra arte, c’è Antonella Buonassisi, soprannominata affettuosamente la “Signora delle zucche”.
Per trent’anni, Antonella ha trasformato la sua abitazione in un luogo di straordinaria bellezza, accogliendo il pubblico con una galleria di zucche scolpite a mano.
Un rituale iniziato in tenera età, quando i primi disegni, incisi con innocente entusiasmo, preannunciavano una passione che si sarebbe poi rivelata un vero e proprio percorso artistico.
Non si tratta di una semplice decorazione per Halloween, ma di un omaggio ai “Fucacoste e cocce priatorje”, espressioni che evocano il legame profondo con gli antenati e il desiderio di accoglierli nel mondo dei vivi.
Lontana da tecniche moderne e sofisticate, Antonella predilige l’essenzialità: un coltello e un cucchiaio, strumenti umili che nelle sue mani si trasformano in prolungamenti della sua sensibilità.
La zucca, scelta con cura per la sua forma affusolata e la sua polpa compatta, diventa una tela bianca su cui proiettare pensieri, emozioni, e storie.
L’atto creativo non è un processo meccanico, ma un dialogo intimo con la materia, una ricerca di forme che emergono dall’interno, guidate dall’ispirazione del momento.
Ogni anno, il numero di zucche realizzate varia, raggiungendo talvolta quindici o più esemplari, ma c’è sempre una “zucca regina”, un’opera speciale dedicata a un evento significativo.
Lo scorso anno, l’omaggio fu rivolto ai giovani tifosi del Foggia Calcio vittime di un tragico incidente.
Quest’anno, il pensiero si volge ai bambini strappati alla vita dalla brutalità delle guerre, un atto di pietà universale che trascende i confini locali.
La passione di Antonella è condivisa con il marito e il figlio, creando un circolo di affetti che alimenta la tradizione.
La gioia più grande è vedere la commozione negli occhi dei visitatori, ascoltare le loro storie, condividere la bellezza di un gesto semplice che parla di spiritualità, memoria e comunità.
Queste zucche non sono semplici manufatti, ma “gioielli” che irradiano serenità, desiderosi di essere conosciuti e tramandati alle generazioni future, affinché il loro significato profondo non vada perduto.
È un patrimonio immateriale da preservare, un simbolo di resilienza e speranza che illumina l’oscurità della notte e riscalda il cuore di chi la contempla.







