La recente mobilitazione unitaria promossa dalle organizzazioni sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Tlc Puglia ha generato un impatto significativo nel territorio di Molfetta (Bari), manifestando una profonda preoccupazione per le condizioni lavorative di 69 dipendenti coinvolti nel trasferimento dalla società Network Contacts alla Numero Blu.
Lo sciopero, con una partecipazione massiccia e inequivocabile, ha rappresentato un chiaro segnale di rifiuto verso pratiche che compromettono diritti e dignità professionale.
La vertenza, al centro della protesta, verte sulla volontà dell’azienda subentrante, Numero Blu, di imporre condizioni contrattuali palesemente peggiorative rispetto all’attuale accordo, configurandosi di fatto come un “contratto pirata”.
Questa manovra aziendale, mirata a ridurre retribuzioni e a erodere tutele, si inserisce in un contesto più ampio di precarietà diffusa, spesso alimentata dalla logica del profitto a breve termine perseguita da multinazionali come Bnl.
La mobilitazione sindacale non si limita a denunciare una singola azione aziendale, ma solleva una questione di principio: la responsabilità del committente, Bnl, per le condizioni di lavoro imposte dai propri fornitori.
I sindacati intendono, pertanto, attivare un percorso legale per accertare la responsabilità solidale di Bnl nei confronti dei lavoratori, sottolineando come l’azienda, pur generando ingenti profitti, contribuisca indirettamente a creare una concorrenza sleale e a danneggiare la categoria.
La battaglia non si esaurisce con la manifestazione sotto la sede della Bnl.
Le sigle sindacali annunciano un’azione legale volta a tutelare i diritti dei lavoratori e a costringere Bnl ad assumersi le proprie responsabilità.
Questa iniziativa mira a stabilire un precedente importante, volto a prevenire fenomeni di dumping retributivo e a garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori in contesti di subappalto e passaggio di personale.
Il segnale lanciato è chiaro: la difesa della dignità professionale e la rivendicazione di condizioni di lavoro eque non saranno negoziate, e la responsabilità di chi commissiona il lavoro ricadrà inevitabilmente sulle spalle di chi lo esegue.

