A Stornarella, nel cuore della provincia di Foggia, si è consumata una vicenda di sfruttamento e coercizione che ha portato all’arresto di due coniugi di origine est europea.
L’operazione della Guardia di Finanza ha svelato un sistema di estorsione sofisticato e crudele, mirato a braccianti agricoli vulnerabili, esacerbando le già precarie condizioni di vita che caratterizzano il settore.
L’inchiesta, innescata da una denuncia presentata da una delle vittime, ha fatto luce su un meccanismo volto a sottrarre parte integrante del salario dovuto ai lavoratori.
Il datore di lavoro, colluso con i due coniugi, versava inizialmente una somma ridotta direttamente al bracciante.
La restante parte, invece, veniva indirizzata a una carta di credito controllata dai coniugi, i quali provvedevano a trattenere una percentuale significativa, giustificando il prelievo con presunte spese di vitto, alloggio e trasporto.
L’ammontare delle richieste, col tempo, si è trasformato in un’autentica pressione estorsiva, aggravata da minacce e, in alcuni casi, episodi di violenza fisica, alimentando un clima di terrore e sottomissione.
Le indagini hanno rivelato che i coniugi gestivano un immobile improvvisato, utilizzato come alloggio per numerosi lavoratori agricoli.
Le condizioni abitative erano a dir poco inaccettabili, prive di qualsiasi standard igienico-sanitario, configurando una situazione di grave pericolo per la salute e la sicurezza dei presenti.
L’immobile, in realtà, rappresentava una sorta di “lager” dove i lavoratori erano confinati, privati della loro libertà e sfruttati per massimizzare il profitto dei responsabili.
L’intervento della Guardia di Finanza ha avuto un impatto significativo: non solo ha posto fine alle pressioni estorsive subite dalla vittima denunciante, ma ha permesso anche la regolarizzazione dei pagamenti arretrati e il recupero delle retribuzioni illegittimamente sottratte.
L’attività ha inoltre portato allo sgombero dell’immobile inadeguato, privo dei requisiti minimi di salubrità e abitabilità, mettendo in sicurezza i lavoratori e contribuendo a ripristinare un quadro di legalità.
L’episodio solleva, inoltre, interrogativi profondi sulle dinamiche dello sfruttamento del lavoro in agricoltura, sottolineando la necessità di rafforzare i controlli e di garantire una maggiore tutela dei diritti dei lavoratori migranti, spesso vittime di abusi e di condizioni di lavoro degradanti.
La vicenda testimonia, in definitiva, la persistenza di fenomeni di criminalità organizzata che si insidiano nel settore agricolo, sfruttando la vulnerabilità dei lavoratori e alimentando un mercato del lavoro nero, caratterizzato da precarietà e illegalità.








