Taranto, crisi sociale: record di ammortizzatori e fuga di persone.

Il dato emerge con chiarezza dal resoconto sociale INPS per il 2024: la provincia di Taranto si conferma un nodo cruciale di fragilità socio-economica in Puglia, con oltre 17.000 lavoratori che nel corso dell’anno hanno usufruito di forme di ammortizzatori sociali (cassa integrazione ordinaria, in deroga, straordinaria e Fondo di Solidarietà).
Un numero che, lungi dall’essere una mera statistica, rivela una profonda crisi strutturale, e che il segretario generale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo, definisce una realtà che il governo sembra intenzionato a ignorare.

La denuncia di D’Arcangelo va oltre l’analisi numerica.

Egli sottolinea il divario tra la narrazione politica di prosperità e il vissuto quotidiano di una popolazione sempre più precaria.
La CGIL, attraverso il suo patronato Inca, assiste quotidianamente a un aumento vertiginoso di richieste di aiuto, testimonianza diretta della crescente difficoltà economica delle famiglie tarantine.

Il resoconto INPS mette in luce le caratteristiche peculiari del mercato del lavoro tarantino: una crescente polarizzazione tra forme contrattuali flessibili e instabili (termine e stagionali) e una progressiva erosione dei rapporti di lavoro più solidi e tutelati.

Questa situazione, già di per sé problematica, si aggrava quando si considera la disparità di genere: il tasso di occupazione femminile, in diverse fasce d’età, si attesta tra il 22% e il 30%, a fronte di un 43%-81% degli uomini, evidenziando una vulnerabilità accentuata che richiede interventi mirati.
D’Arcangelo estende l’analisi a una prospettiva demografica più ampia, rilevando come il saldo naturale tra nascite e decessi sia precipitato da un deficit di 400 unità nel 2013 a un drammatico -2.008 nel 2024.
Questo fenomeno, legato alla fuga di cervelli e di forza lavoro verso aree geografiche con migliori opportunità, è alimentato da salari che rimangono ancorati ai ritmi dell’industria manifatturiera, un settore in declino, mentre i settori dei servizi e del terziario stentano a decollare.

La critica si rivolge, inoltre, alla politica governativa, accusata di drenare risorse significative, superiori ai 25 miliardi di euro, direttamente dal reddito dei cittadini attraverso imposte e tasse, senza tradurle in investimenti concreti nel territorio tarantino.

Si tratta, secondo il sindacalista, di una sottrazione di risorse che impoverisce ulteriormente una comunità già provata da decenni di crisi industriale e ambientale.

La conclusione è un appello alla responsabilità: “Non si tratta di semplici slogan, ma di risposte concrete e immediate.

” Taranto non può continuare a essere definita come “capitale degli ammortizzatori sociali” quando il lavoro dignitoso, stabile e ben retribuito appare un miraggio sempre più lontano.
È necessario un cambio di paradigma, con politiche che promuovano la creazione di posti di lavoro di qualità, la formazione professionale, la diversificazione economica e la rigenerazione urbana, per restituire a Taranto un futuro di speranza e sviluppo sostenibile.

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