Una tragedia si è consumata presso l’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, siglando un epilogo doloroso per una gravidanza giunta a compimento.
La perdita di un neonato, avvenuta nonostante un intervento chirurgico d’urgenza, ha gettato un’ombra di profondo cordoglio sulla comunità e ha aperto un’indagine per accertare le dinamiche di quanto accaduto.
La giovane madre, una residente tarantina di soli 19 anni, aveva presentato nelle prime ore del mattino al pronto soccorso con lamentele di cefalea persistente e un generale stato di malessere.
La gravità della situazione è emersa rapidamente, spingendo l’équipe medica a disporre una valutazione approfondita della gestazione, che ha rivelato un quadro clinico complesso e in rapida evoluzione.
In un tentativo disperato di salvare il feto, i medici hanno proceduto con un parto cesareo, ma purtroppo, l’intervento non si è rivelato sufficiente a scongiurare la perdita del bambino.
Profondamente addolorati, i familiari della giovane donna hanno formalizzato una denuncia alle autorità competenti, innescando un’indagine condotta dalla Procura della Repubblica, guidata dal pubblico ministero Francesca Colaci.
I Carabinieri sono stati incaricati di acquisire la documentazione clinica completa, e si valuterà se procedere con un esame autoptico per determinare con precisione le cause del decesso e stabilire se si tratti di un evento improvviso e imprevedibile o riconducibile a specifiche negligenze.
L’Azienda Sanitaria Locale (ASL) di Taranto, attraverso il commissario straordinario Vito Gregorio Colacicco, ha espresso il più profondo cordoglio e le più sentite condoglianze alla famiglia, ribadendo l’impegno a ricostruire l’accaduto e a fornire tutte le informazioni necessarie alle autorità inquirenti.
La nota ufficiale dell’ASL precisa che la donna, alla sua prima gravidanza e giunta alla trentaseiesima settimana di gestazione, aveva manifestato cefalea e malessere da alcuni giorni.
Gli accertamenti iniziali avevano evidenziato ipertensione arteriosa non precedentemente diagnosticata, compatibile con una forma grave di preeclampsia, una complicanza della gravidanza caratterizzata da ipertensione e presenza di proteine nelle urine.
La condizione era stata trattata farmacologicamente seguendo i protocolli standard, mentre il monitoraggio del benessere fetale iniziale non aveva fatto rilevare segni di immediato pericolo.
Tuttavia, nel corso dell’osservazione clinica, si è manifestato un distacco massivo di placenta, un’emergenza ostetrica potenzialmente fatale, che ha causato ipossia acuta fetale intrauterina, ovvero una grave carenza di ossigeno per il feto.
Nonostante la tempestività dell’intervento chirurgico d’urgenza e delle manovre di rianimazione neonatale, queste non sono riuscite a prevenire il decesso del bambino, un neonato di sesso maschile, che pesava 2.530 grammi.
La vicenda solleva interrogativi cruciali sulla gestione delle complicanze della gravidanza, sull’importanza della diagnosi precoce e del monitoraggio continuo, e sulla necessità di garantire l’accesso rapido a cure specialistiche.
L’indagine in corso mira a fare luce sulle cause precise della tragedia e a prevenire il ripetersi di simili eventi in futuro, tutelando la salute delle donne in gravidanza e dei loro bambini.







