Un atto di ecocrimine di inaudita portata ha colpito un uliveto di Molfetta, nel cuore del Barese, dove 487 giovani alberi sono stati abbattuti con deliberata violenza.
La devastazione, denunciata da Coldiretti Puglia, non è un mero episodio isolato, ma si inserisce in un quadro allarmante di aggressioni sistematiche che affliggono il settore olivicolo pugliese.
L’uliveto, un investimento di anni, trapiantato solo quattro anni fa, è stato ridotto in cenere in poche ore, lasciando il proprietario, Mauro De Ruvo, e l’intera comunità agricola in stato di shock.
La gravità del gesto trascende la perdita economica diretta.
Si tratta di un’offesa alla storia e alla cultura di un territorio profondamente legato all’olivo, un albero simbolo del paesaggio, dell’economia e dell’identità pugliese.
L’abbattimento indiscriminato di giovani piante rappresenta un colpo inaudito al futuro della produzione olivicola locale, compromettendo la possibilità di preservare varietà autoctone e tramandare un patrimonio inestimabile alle generazioni future.
Le indagini, ora in corso, mirano a identificare i responsabili di questo atto di vandalismo, ma emergono inquietanti dettagli che rivelano una strategia ben più ampia e premeditata.
Oltre al taglio degli ulivi, si registrano furti di piante resistenti alla Xylella fastidiosa, un patogeno che ha già decimato vaste aree oliveto nel Sud Italia, e il saccheggio di pali di sostegno, elementi cruciali per la crescita dei giovani alberi.
La criminalità agroalimentare non si ferma qui.
Si segnalano anche sabotaggi agli impianti di irrigazione, con i tubi recisi di netto, lasciando gli uliveti rimanenti senza acqua, aggravando ulteriormente la situazione di crisi.
Questa escalation di violenza non è casuale, ma testimonia un tentativo di destabilizzazione del settore olivicolo pugliese, volto a favorire attività illegali e a soffocare l’imprenditoria onesta.
Si ipotizza che dietro a questi atti si celino interessi economici loschi, con la possibile intermediazione di canali illegali che commercializzano prodotti di dubbia provenienza, compromettendo la sicurezza alimentare e danneggiando la reputazione dei prodotti italiani.
L’azione criminosa erode la competitività, mina la fiducia dei consumatori e mette a rischio il valore del marchio Made in Italy, un patrimonio nazionale da tutelare con ogni mezzo.
La vicenda solleva interrogativi urgenti sulla necessità di rafforzare i controlli, di promuovere una cultura della legalità nelle campagne e di sostenere gli olivicoltori con misure economiche e fiscali adeguate.
È imperativo che le istituzioni, le forze dell’ordine e la società civile uniscano le proprie energie per contrastare questa piaga, proteggere il patrimonio agricolo e garantire un futuro sostenibile per il settore olivicolo pugliese e per l’intera filiera agroalimentare italiana.
La salvaguardia dell’ulivo non è solo una questione economica, ma una priorità culturale e identitaria.

