Antonio Bernardini: Un’eredità tra arte, istituzioni e memoriaLa figura di Antonio Bernardini si rivela attraverso una mostra che ne esplora la complessa parabola umana e professionale, un percorso che si snoda tra la dedizione all’arte e l’impegno verso le istituzioni culturali.
L’esposizione, inaugurata a Palazzo Mattei di Paganica a Roma e destinata a una seconda edizione a Barletta, offre uno sguardo inedito su un artista spesso oscurato, restituendo al pubblico un patrimonio artistico e umano di notevole valore.
Bernardini non fu solo un pittore, ma un vero e proprio pilastro della vita culturale barlettana.
La sua direzione del Museo Civico e Pinacoteca Giuseppe De Nittis, a partire dal 1965, coincise con un momento cruciale: il ritorno in città di opere d’arte precedentemente depositate per ripararle dai danni bellici.
Fu in quell’occasione che Bernardini seppe cogliere il valore intrinseco di quelle opere, dedicandosi con passione alla loro tutela e alla risoluzione delle problematiche che affliggevano il museo.
Questo impegno testimonia un profondo senso di responsabilità e un amore incondizionato per il patrimonio artistico locale.
La mostra, curata da Francesco Picca, propone un percorso cronologico che ricostruisce l’evoluzione artistica di Bernardini, attraverso circa trenta opere che spaziano dai paesaggi degli anni Quaranta alla produzione matura degli anni Cinquanta e Settanta.
L’artista, inizialmente legato alla tradizione paesaggistica, sviluppa gradualmente un linguaggio personale che intreccia elementi realistici, legati alla sua città e ai suoi affetti, con suggestioni moderne.
Le automobili, ad esempio, emergono come soggetti ricorrenti, reinterpretati in chiave onirica, a testimonianza di una sensibilità che si spinge oltre la mera rappresentazione.
Gli anni Ottanta vedono Bernardini abbracciare il simbolismo e l’informale, pur mantenendo una solida base figurativa, segnando un ulteriore sviluppo del suo percorso artistico.
Le opere di Bernardini si distinguono per una vibrante cromia e per dimensioni spesso ampie, creando un impatto emotivo intenso.
L’uso audace del colore, in particolare del blu, conferisce alle sue tele un’atmosfera unica, come sottolineato dal nipote Antonio Bernardini, che descrive i dipinti dello zio come un’esplosione di colori che rivelano la complessità interiore di un uomo apparentemente pacato.
Il documentario “Antonio Bernardini: Io Amo Vivere”, realizzato dalla pronipote Paola Bernardini, offre un’ulteriore dimensione alla mostra.
Nato da un’intuizione nata durante la pandemia, il documentario svela la storia intima di un artista che ha lasciato un’eredità silenziosa, custodita per anni tra le mura domestiche.
Paola Bernardini, attraverso il linguaggio del cinema, dà voce a questo patrimonio nascosto, raccontando la figura di uno zio anticonformista, fedele alle proprie passioni e alla propria autenticità.
La mostra e il documentario si configurano come un omaggio a un artista complesso e poliedrico, un uomo che ha saputo coniugare la ricerca artistica con l’impegno culturale, lasciando un segno profondo nella comunità barlettana e restituendo al panorama artistico italiano una figura di grande valore, meritevole di essere riscoperta e celebrata.
La mostra non è solo una retrospettiva, ma un invito a riflettere sul ruolo dell’artista nella società e sull’importanza di preservare e valorizzare il patrimonio culturale come strumento di memoria e di identità.







