La recente restituzione di una monumentale testa in marmo raffigurante la dea Atena, risalente alla fine del III e all’inizio del II secolo a.
C.
, apre un capitolo significativo nel panorama della tutela del patrimonio culturale italiano.
L’opera, ora esposta al Museo Archeologico Nazionale di Taranto nella mostra “Memorie trafugate”, testimonia l’impegno congiunto delle istituzioni italiane e la collaborazione internazionale nel contrasto al traffico illecito di beni culturali.
La scultura, che mantiene tracce dell’originario incavo destinato all’elmo, è solo un frammento di un complesso di circa venti gruppi di reperti, il cui valore stimato è tuttora in fase di valutazione.
Accanto alla testa di Atena, la mostra offre un panorama diversificato di testimonianze artistiche e archeologiche: affreschi parietali raffiguranti scene di battaglia, preziose fibule di epoca ellenistica, anelli risalenti al VI secolo a.
C.
, sofisticati ornamenti in bronzo arricchiti da innesti in oro e raffinati rilievi realizzati in terracotta e pietra tenera.
Ogni oggetto, pur nella sua peculiarità, rappresenta un tassello fondamentale per ricostruire la storia e le culture che hanno popolato il territorio meridionale italiano.
La direttrice del MArTA, Stella Falzone, ha sottolineato con chiarezza l’importanza di restituire dignità a questi beni, strappati al loro contesto originario.
La perdita del legame con il luogo di provenienza, con il tempo che lo ha visto nascere e con le mani degli artigiani che lo hanno plasmato, rappresenta una ferita profonda per la memoria collettiva.
Il lavoro del museo, quindi, non si limita alla semplice esposizione degli oggetti, ma mira a ricostruire quel filo invisibile, a ridare voce a storie silenziate dalla speculazione.
Il recupero di questi reperti va ben oltre il valore economico.
Rappresenta, come ha evidenziato il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Taranto, Antonio Marinucci, una vittoria per la collettività, un atto di giustizia verso le generazioni passate e future.
L’azione congiunta del Ministero della Cultura e dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) ha permesso finora il rientro in Italia di circa 750 manufatti, frutto del sequestro legato alla società inglese Symes Ltd, riconducibile al noto trafficante Robin Symes.
Questa restituzione, lungi dall’essere un evento isolato, segna un punto di svolta nella lotta contro l’illegalità nel settore del commercio di beni culturali.
Il recupero di questi tesori, dispersi nel mercato internazionale, non solo arricchisce il patrimonio nazionale, ma rafforza anche la consapevolezza del valore inestimabile della nostra eredità culturale e dell’importanza di proteggerla con determinazione.
Il futuro dei reperti, dopo un’accurata analisi scientifica, sarà di contribuire alla ricerca e alla divulgazione, a beneficio di studiosi e appassionati.






