La situazione dei lavoratori coinvolti negli appalti dell’area ex Ilva a Taranto si configura come una vertenza di profonda gravità, caratterizzata da una crescente fragilità occupazionale e da disagi economici immediati, come l’assenza della tredicesima mensilità.
A sollevare l’attenzione è Michele De Palma, Segretario Generale della FIOM CGIL, durante una visita in loco volta a raccogliere in prima persona le istanze dei delegati sindacali.
L’incontro si colloca all’interno di un più ampio processo di interlocuzione avviato dalla FIOM CGIL, che mira a monitorare costantemente l’evoluzione del panorama industriale e le sue implicazioni per la forza lavoro.
De Palma ha espresso forte preoccupazione per il divario sempre più evidente tra le promesse di stabilità governative e le reali condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti, evidenziando una percezione distorta della situazione da parte delle istituzioni.
La FIOM CGIL pone al centro delle sue rivendicazioni la necessità di una chiara e determinata presa di posizione politica.
La soluzione, secondo De Palma, risiede nell’assunzione di responsabilità diretta da parte della Presidente del Consiglio, attraverso la convocazione urgente di un tavolo di confronto a Palazzo Chigi.
Questa iniziativa dovrebbe concretizzarsi nella creazione di una società a partecipazione pubblica, incaricata di implementare il piano di decarbonizzazione, un progetto elaborato congiuntamente tra governo, commissari e rappresentanti sindacali.
Tale piano prevede una transizione industriale di otto anni, con l’utilizzo di DRI (Direct Reduced Iron) e forni elettrici sia a Taranto che a Genova, finalizzata a ridurre l’impatto ambientale e modernizzare la produzione.
Un elemento critico sollevato riguarda l’inefficienza gestionale, che si manifesta nella persistenza della cassa integrazione, nonostante i livelli di produzione siano sostanzialmente invariati rispetto all’anno precedente, ma con un numero di addetti ridotto.
Questa dinamica penalizza in modo particolare i reparti di manutenzione, essenziali per il mantenimento della continuità operativa dell’impianto.
La FIOM CGIL lancia quindi un appello decisivo: è imperativo la creazione di un’azienda pubblica solida, dotata di un piano industriale lungimirante, capace di garantire la tutela di tutti i posti di lavoro, sia diretti che indiretti.
Il sindacato si dichiara pronto a riprendere il dialogo con il governo su questa base, perseguendo un futuro industriale sostenibile e socialmente equo per l’area.
La crisi dell’Ilva non è solo una questione economica, ma una sfida complessa che richiede un approccio strategico e una visione politica di lungo termine, focalizzata sulla tutela dei diritti dei lavoratori e sulla riqualificazione del territorio.

