La crisi che avvolge Natuzzi Spa si configura come un campanello d’allarme per l’intero ecosistema industriale pugliese e per il delicato rapporto tra impresa, lavoro e politiche pubbliche.
La Confederazione Cobas – Cobas del Lavoro Privato descrive la situazione aziendale con una metafora potente, equiparandola al naufragio del Titanic, un’immagine che incarna il senso di inevitabilità e l’apparente incapacità di evitare una catastrofe.
La scadenza imminente della cassa integrazione per gli stabilimenti di Jesce 1 e 2, La Martella e Laterza, rappresenta un punto di non ritorno.
Cobas sottolinea l’assenza di segnali positivi e l’urgente necessità di un intervento straordinario per scongiurare un licenziamento di massa che impatterebbe direttamente quasi 1.800 lavoratori e le loro famiglie.
L’istanza avanzata da Natuzzi al Ministero del Lavoro, il 3 ottobre, per l’accesso a nuovi strumenti di sostegno al reddito, previsti dalla Legge 113/2025, che estenderebbe la protezione anche a Graviscella e alla sede di Santeramo in Colle, si scontra con un silenzio allarmante da parte del dicastero.
Questo silenzio, secondo Cobas, è sintomatico di una più ampia mancanza di volontà politica nel supportare un’azienda storica e strategicamente rilevante per il territorio.
Parallelamente, l’inerzia del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che non ha convocato la cabina di regia sulla vertenza, aggrava ulteriormente la situazione.
La mancata attivazione di questo organismo, essenziale per coordinare interventi e strategie, testimonia una profonda lacuna nella governance delle crisi industriali, specialmente in un contesto già fortemente penalizzato dai dazi statunitensi, che impattano significativamente sulle esportazioni del settore.
Le difficoltà finanziarie di Natuzzi si manifestano in ritardi nei pagamenti delle retribuzioni, un segnale preoccupante che erode il morale dei lavoratori e mina la fiducia nelle istituzioni.
Cobas propone una soluzione innovativa e potenzialmente efficace: l’emissione di obbligazioni aziendali.
Questa manovra finanziaria, se attuata con successo, potrebbe fornire l’immediata liquidità necessaria per garantire il versamento degli stipendi e salvare il tessuto lavorativo.
La mobilitazione sindacale, con lo stato di agitazione proclamato da Feneal Uil, Filca Cisl, Fillea Cgil, Uiltucs, Fisascat Cisl e Filcams Cgil, riflette la crescente frustrazione e la paura di un futuro incerto.
Le organizzazioni sindacali denunciano la mancanza di un piano industriale solido e credibile, un piano che possa rilanciare la produzione e ridurre la dipendenza dagli ammortizzatori sociali.
La situazione attuale non è solo un problema di gestione aziendale, ma rivela una profonda crisi di sistema, che richiede un intervento urgente e concertato da parte di tutti gli attori coinvolti: istituzioni, sindacati, management e, soprattutto, una rinnovata attenzione alla dignità del lavoro e alla salvaguardia del patrimonio industriale pugliese.
Il rischio è che la “nave” Natuzzi affondi, trascinando con sé un’intera comunità e un pezzo importante della storia del Made in Italy.






