La storica azienda italiana Natuzzi S.
p.
A.
, leader nel settore dell’arredamento, ha presentato oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy un piano industriale triennale (2026-2028) che destina particolare preoccupazione ai sindacati.
Il piano, illustrato dall’Amministratore Unico Pasquale Natuzzi, prevede una riduzione significativa della forza lavoro, con 479 esuberi, e la dismissione di due stabilimenti produttivi.
La Fillea CGIL Puglia definisce l’iniziativa come un “piano di ristrutturazione radicale” che ignora completamente gli investimenti necessari per un futuro sostenibile e competitivo.
Le scelte aziendali rappresentano, a detta del segretario generale Ignazio Savino, un’inaccettabile rinuncia al futuro del territorio e alla valorizzazione delle competenze specializzate che hanno reso il Made in Italy un marchio di eccellenza riconosciuto a livello globale.
La proposta si discosta profondamente dalla visione di una crescita basata sulla qualità dell’occupazione e sulla preservazione delle produzioni nazionali, elementi cruciali per la resilienza e l’innovazione del settore.
Il sindacato esprime una ferma richiesta di revisione, diffidando l’azienda a intraprendere azioni unilaterali che potrebbero compromettere irreversibilmente il tessuto produttivo e sociale.
Si chiede, in particolare, la sospensione di qualsiasi operazione di trasferimento di attrezzature, di riorganizzazione delle attività o di decisioni strutturali che non tengano conto delle implicazioni occupazionali e territoriali.
La Regione Puglia, dimostrando sensibilità nei confronti della situazione, ha offerto il proprio sostegno e, sollecitata dal Ministero, ha programmato un incontro cruciale per il 9 gennaio presso l’ente regionale.
Questo tavolo di confronto, che vedrà direttamente coinvolti l’azienda e le rappresentanze sindacali, si propone di analizzare nel dettaglio le questioni tecniche alla base del piano e di individuare possibili modifiche che lo rendano più equo e sostenibile.
Il sindacato si dichiara aperto al dialogo costruttivo e disponibile a valutare soluzioni alternative che permettano di conciliare le esigenze di riorganizzazione aziendale con la tutela dei diritti dei lavoratori e la salvaguardia del patrimonio produttivo locale.
Tuttavia, sottolinea con fermezza che, in assenza di garanzie concrete, si riserva il diritto di attivare tutte le forme di protesta e di mobilitazione necessarie per difendere gli interessi della categoria e del territorio.
L’obiettivo primario rimane la riconversione industriale e l’innovazione tecnologica, non la precarizzazione del lavoro e il depauperamento del Made in Italy.
La sfida è quella di costruire un futuro in cui la competitività economica vada di pari passo con la responsabilità sociale e la sostenibilità ambientale.

