La Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), riunita a Valenzano, Bari, ha lanciato un appello urgente e deciso, centrato su due pilastri fondamentali: la garanzia di accesso sicuro e incondizionato per i giornalisti nelle zone di conflitto, e la strenua difesa dei diritti professionali e della sicurezza dei cronisti in tutto il mondo.
L’incontro, che ha visto la partecipazione di venticinque professionisti internazionali, ha evidenziato la gravità della crisi che affligge il giornalismo, soprattutto in contesti di guerra, e ha ribadito l’impegno della IFJ a tutelare chi informa.
Il presidente del sindacato dei giornalisti palestinesi, Nasser Abu Baker, ha testimoniato con profonda amarezza il tragico bilancio delle vittime tra i colleghi, superando le 256 unità, a seguito di azioni militari israeliane.
Questa perdita di vite umane, oltre a rappresentare una tragedia umana, costituisce un attacco diretto alla libertà di informazione e alla capacità di documentare eventi cruciali per l’opinione pubblica mondiale.
Il sostegno della IFJ e della Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi) si configura, in questo scenario, come un baluardo contro la crescente impunità per crimini perpetrati ai danni dei giornalisti.
Dominique Pradalié, presidente della IFJ, ha denunciato con fermezza una vera e propria “guerra alla libertà di stampa”, caratterizzata da uccisioni mirate e incarcerazioni ingiustificate di cronisti in diverse aree geografiche, con particolare riferimento alla Striscia di Gaza.
L’IFJ e il sindacato dei giornalisti francesi hanno reagito formalmente, presentando una denuncia legale contro Israele per presunta ostruzione al lavoro dei giornalisti francesi nei territori palestinesi, un atto che riflette la crescente frustrazione e la volontà di esercitare pressioni concrete per garantire l’accesso alla stampa internazionale.
Il segretario della IFJ, Anthony Bellanger, ha sottolineato che questa azione legale rappresenta l’ultima, disperata, linea d’azione per forzare Israele ad aprire le porte di Gaza.
Alessandra Costante, segretaria della Fnsi, ha illustrato l’impegno costante della federazione, con comunicazioni dirette all’ambasciata israeliana fin dall’inizio del 2024, ribadendo il principio fondamentale per cui i giornalisti non debbono essere considerati bersagli.
La Fnsi sta inoltre elaborando una proposta da sottoporre alle istituzioni europee, con l’obiettivo ambizioso di equiparare lo status dei giornalisti a quello degli operatori della Croce Rossa, riconoscendo la loro funzione essenziale per la sicurezza e l’informazione della collettività.
Costante ha poi messo in guardia contro i rischi insiti in un giornalismo economicamente vulnerabile, evidenziando come la precarietà finanziaria possa compromettere l’indipendenza e l’etica professionale.
Lo sciopero indetto dalla Fnsi, pur non avendo connotazioni politiche, si è rivelato un atto sindacale necessario per denunciare tali condizioni.
Raffaele Lorusso, consigliere del comitato esecutivo, ha ampliato il focus, segnalando come i lavori abbiano affrontato non solo le problematiche legate alla libertà di stampa, ma anche la difesa dei diritti del lavoro dei giornalisti.
Si tratta di una professione sempre più segnata dalla precarietà e dalla fragilità, esposta a pressioni economiche e politiche che ne minano l’integrità e la capacità di svolgere un servizio pubblico essenziale.
La resilienza e la solidarietà internazionale dei giornalisti si rivelano quindi cruciali per contrastare queste sfide e garantire il diritto alla verità e all’informazione.






