Nel tessuto urbano di Biella, un’indagine discreta condotta dai Carabinieri della locale stazione ha portato alla luce un’attività illecita, celata dietro la facciata di un’abitazione privata.
L’attenzione delle forze dell’ordine è stata inizialmente attirata da un’anomala concentrazione di movimenti sospetti, un flusso di persone che, per la sua natura e frequenza, necessitava di un’analisi più approfondita.
L’indagine, sviluppatasi attraverso un’attività informativa capillare e servizi di osservazione mirati, ha progressivamente delineato il quadro di una vera e propria “casa di appuntamenti”, un luogo in cui si offrivano e venivano consumate prestazioni sessuali a pagamento.
Un elemento chiave è stato il ruolo centrale di una donna di origine cinese, presumibilmente la gestrice dell’attività, responsabile della raccolta dei corrispettivi e, verosimilmente, del controllo e dell’organizzazione dell’attività stessa.
Il culmine dell’indagine si è concretizzato l’11 dicembre, con un intervento mirato da parte dei Carabinieri.
L’irruzione nell’appartamento ha sorpreso una donna di circa sessant’anni e un cliente, interrompendo sul nascere un’operazione volta a perpetrare un crimine contro la dignità umana.
La reazione della donna, inizialmente caratterizzata da un tentativo di ostacolare i controlli, ha assunto toni allarmanti con la proposta esplicita di tangenti e un’offerta di una prestazione sessuale al fine di eludere le conseguenze legali, rivelando una certa audacia e una consapevolezza del gravità della situazione.
La perquisizione successiva ha permesso di raccogliere elementi di prova significativi: contanti per un valore di circa 600 euro, presumibilmente proventi dell’attività illecita, dispositivi mobili che potrebbero contenere informazioni cruciali per le indagini, materiale esplicito e una quantità significativa di preservativi, indicatori evidenti della natura delle prestazioni offerte.
La donna è stata arrestata con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, un reato particolarmente grave che punisce chi trae profitto dalla mercificazione del corpo umano.
Le accuse di resistenza a pubblico ufficiale, derivanti dal suo tentativo di impedire i controlli, e di istigazione alla corruzione, legate alla sua offerta di tangenti, aggravano ulteriormente la sua posizione legale.
Attualmente si trova detenuta presso il carcere di Vercelli in attesa della convalida dell’arresto e del successivo processo, che dovrà accertare la responsabilità della donna e definire la pena da infliggere.
L’operazione dei Carabinieri rappresenta un esempio concreto dell’impegno costante delle forze dell’ordine nella lotta alla criminalità organizzata e nella tutela dei diritti fondamentali, in particolare quelli delle persone vulnerabili esposte allo sfruttamento e alla tratta di esseri umani.







