Ventitrè anni.
Un quarto di secolo trascorso dal 2003, anno in cui la Fipav biellese diede vita a un progetto sportivo destinato a lasciare un’impronta indelebile nel panorama della pallavolo giovanile: il torneo “Bear”.
Da allora, ventuno edizioni hanno tessuto la trama di un racconto corale, fatto di competizione, crescita e comunità.
Il palazzetto dello sport, il “Bear”, è diventato molto più di un semplice luogo di gioco; è un crogiolo di ricordi, un simbolo di appartenenza.
Molti dei giovani atleti che calcavano quel campo sono oggi figure mature, alcuni tornati ad assistere alle partite con occhi nuovi, altri che hanno scelto di reinvestire la propria passione nella pallavolo, assumendo ruoli di allenatori, dirigenti, arbitri o offrendo il proprio contributo nell’imponente macchina organizzativa che rende possibile l’evento.
Edoardo Gallo, ex giocatore della Scuola Pallavolo Biellese e del Biella Volley, ne è testimone diretto.
«Ricordo con affetto le serate passate in palestra con i miei compagni, l’adrenalina delle partite, la vibrante atmosfera del vecchio Biella Fiere,» racconta.
«Affrontare squadre di alto livello come la nazionale bulgara o formazioni giovanili di Cuneo, che già militavano in serie A, rappresentava un’occasione unica di crescita.
Ricordo ancora una squadra spagnola che sembrava quasi toccare il soffitto del PalaPajetta mentre noi faticavamo a superare la rete!».
Il torneo “Bear” non è solo una competizione sportiva; è un vero e proprio laboratorio di formazione, un veicolo di promozione del territorio biellese.
L’organizzazione è un’impresa titanica, un lavoro di squadra che inizia a luglio e raggiunge il suo apice nei mesi finali dell’anno.
Gestire iscrizioni, logistica, catering, alloggi, richiede un impegno straordinario.
“Il Bear è un mostro a tre teste”, afferma Gallo, riferendosi alla complessità dell’organizzazione.
Ma la fatica è ripagata dalla soddisfazione di vedere crescere i giovani atleti e di contribuire alla diffusione dell’immagine di Biella.
L’evento offre ai ragazzi provenienti da altre regioni l’opportunità di scoprire la bellezza e la ricchezza culturale del territorio biellese, come dimostra l’entusiasmo di alcune famiglie che, dopo aver visitato il Santuario di Oropa, si sono lasciate affascinare dalla spiritualità e dalla storia del luogo.
Il torneo “Bear” è dunque un investimento nel futuro, un patrimonio da custodire e valorizzare, un ponte tra sport, cultura e comunità.
Un’occasione per i giovani di crescere, di sognare e di condividere emozioni indimenticabili.
Un’eredità che si tramanda di generazione in generazione, alimentata dalla passione e dall’impegno di chi crede nel potere dello sport come strumento di crescita e di aggregazione.







