Un episodio di grave violazione delle norme di convivenza e sicurezza ha scosso la comunità penitenziaria del ‘Pratello’, il carcere minorile di Bologna.
Un agente penitenziario, impegnato nel delicato compito di supervisione e riabilitazione dei giovani detenuti, è stato vittima di un atto di aggressione verbale e fisica di natura sessuale da parte di un minorenne rinchiuso.
La notizia, diffusa attraverso un comunicato del vice segretario regionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe), Francesco Borrelli, solleva interrogativi urgenti sulla protezione del personale femminile che opera in contesti carcerari, spesso caratterizzati da elevata tensione e vulnerabilità.
Secondo quanto riferito dal sindacato, l’episodio ha visto il giovane detenuto compiere un gesto provocatorio e intimidatorio nei confronti dell’agente, manifestando intenzioni chiaramente disturbanti.
L’agente, profondamente scossa dall’esperienza, ha richiesto assistenza medica e ha ricevuto una prognosi di sette giorni, a testimonianza del trauma subito.
La reazione del sindacato Sappe, attraverso le dichiarazioni congiunte del segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante e del segretario nazionale Francesco Campobasso, esprime la più sentita solidarietà alla collega, definendo l’atto come “volgare” e invocando una punizione esemplare per il responsabile.
Questa reazione non è isolata, ma si inserisce in un contesto più ampio di crescenti preoccupazioni per la sicurezza e la dignità del personale penitenziario, in particolare delle donne, che si confrontano quotidianamente con dinamiche complesse e potenzialmente pericolose.
L’episodio del ‘Pratello’ non è semplicemente un fatto di cronaca, ma un campanello d’allarme che segnala una profonda falla nel sistema di tutela del personale penitenziario.
Il carcere minorile, in particolare, rappresenta un ambiente delicato dove la fragilità dei detenuti, spesso affetti da disturbi psicologici e problematiche sociali, si intreccia con le responsabilità del personale incaricato della loro custodia e riabilitazione.
La gestione di queste dinamiche richiede competenze specifiche, risorse adeguate e un approccio multidisciplinare che coinvolga psicologi, educatori e assistenti sociali.
È imprescindibile che le istituzioni competenti attivino immediatamente percorsi di sostegno psicologico per l’agente coinvolto, offrendo un supporto mirato a superare il trauma subito e a ricostruire la propria serenità.
Parallelamente, è necessario avviare una riflessione approfondita sulle misure di sicurezza da adottare all’interno degli istituti penitenziari, rafforzando la presenza fisica del personale, implementando sistemi di videosorveglianza e promuovendo una cultura del rispetto e della legalità tra i detenuti.
Inoltre, si rende urgente una revisione delle procedure di formazione del personale penitenziario, con particolare attenzione alle tecniche di gestione del conflitto, alla prevenzione del mobbing e alla tutela della salute mentale.
Solo attraverso un impegno concreto e coordinato sarà possibile garantire un ambiente di lavoro sicuro e dignitoso per gli uomini e le donne che ogni giorno si dedicano alla cura e alla riabilitazione dei detenuti, contribuendo alla costruzione di una società più giusta e inclusiva.
La vicenda del ‘Pratello’ impone un’azione immediata e una riflessione strutturale per prevenire il ripetersi di simili episodi e tutelare la sicurezza e la dignità di chi lavora a difesa della legalità.






